Mina direttore artistico di Sanremo 2020? "Mina, non lo fare!"

Perché sarebbe un sogno se Mina dirigesse il Festival di Sanremo del prossimo anno, e perché glielo sconsigliamo

Mina direttore artistico di Sanremo 2020? "Mina, non lo fare!"

Dalla risposta "possibilista" di Massimiliano Pani a una domanda di Simona Orlando è nato un caso (anzi, un casino…) che, però, indica una ipotetica via al rinnovamento radicale di una manifestazione, il Festival di Sanremo, che ha 69 anni e li dimostra tutti, e che da tempo non trova una via d'uscita a quella che ormai è diventata la continua e sterile rappresentazione di se stessa.
Se c'è qualcuno che potrebbe inventarsi un Sanremo innovativo e di nuovo fondato (ma per davvero) sulle canzoni italiane, è proprio Mina. Perché Mina da anni è l'unica in Italia che ascolta "davvero" le canzoni che le vengono proposte, senza fare differenze, che siano di autori affermatissimi o che siano di sconosciuti esordienti, e che sceglie in base a un criterio - personale - di qualità.
Mina potrebbe, se volesse (ma quel "se" è troppo condizionato dall'atteggiamento dell'interlocutore, cioè la RAI), essere il direttore artistico di un Festival costruito unicamente sulla qualità delle canzoni. E potrebbe farlo scegliendo prima le canzoni, e poi cercando gli interpreti migliori per quelle canzoni - magari anche ritornando alla formula della doppia esecuzione, cioè con ogni canzone affidata a due interpreti diversi, con esecuzioni separate e arrangiamenti differenti.
Sul fatto che Mina sia esente da conflitti di interessi, non c'è dubbio: non deve favori a nessuno (che siano case discografiche, manager, produttori, agenti di spettacolo) perché è fieramente autonoma e fuori da ogni conventicola. Sono certo che sceglierebbe le canzoni (magari soltanto dodici, al massimo quattordici) esclusivamente in base a un criterio di oggettiva qualità - e che possieda la capacità di discernimento necessaria per farlo mi sembra indubitabile.
E allora, perché non credo che possa succedere?
Perché intorno al Festival di Sanremo, alla città da operetta che lo ospita e gli dà il nome, al circo che si nutre della manifestazione, alla RAI, prosperano troppi interessi, troppi scambi di favori, troppi brogli perché sia possibile il verificarsi dell'unica condizione che sicuramente Mina porrebbe per accettare l'incarico: e cioè una totale indipendenza e un'indiscussa autonomia. Carta bianca. E figuratevi se la RAI accetterebbe.
(A proposito: vedo che l'azienda televisiva di stato organizza per metà maggio un "incontro con alcuni professionisti del settore musicale per discutere di composizione delle giurie, meccanismi di voto e possibili conflitti di interesse". E all'incontro convoca, guarda caso, persone che sono passibili di conflitto di interesse… come invitare Dracula a una convention dell'AVIS, insomma).
Sulla pagina Facebook del Mina Fan Club, Marcello Pettinelli scrive: "Mina, ti amo. Non lo fare!". In tutta sincerità, per il bene che voglio a Mina - e pur con tutto quello che ho scritto qui sopra - non posso che associarmi, sebbene a malincuore, a Marcello Pettinelli.

Franco Zanetti

 

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