NEWS   |   Italia / 16/04/2019

Francesco Renga racconta ‘L’altra metà’: “L’album che può piacere anche ai miei figli” – VIDEOINTERVISTA

“Non volevo che la mutazione in corso mi cogliesse impreparato”, ci ha detto il cantante che nel nuovo album interpreta pezzi di Ultimo, Colapesce, Gazzelle, Danti

Francesco Renga racconta ‘L’altra metà’: “L’album che può piacere anche ai miei figli” – VIDEOINTERVISTA

Tutta colpa dei figli. Gli hanno fatto ascoltare il cantautorato pop di Ultimo, Gazelle, Calcutta, Coez, e lui, Francesco Renga, ha capito che doveva trovare un modo per restare connesso alla musica che gira intorno. “Non volevo che la mutazione in corso mi cogliesse impreparato”. Il risultato è “L’altra metà”, il nuovo album in uscita il 19 aprile. Prodotto da Michele Canova, contiene la sanremese “Aspetto che torni” e altre 11 canzone scritte con autori pop per lo più giovani. “Sentivo l’esigenza di condividere la mia musica usando il linguaggio dei miei figli. Ho fatto un disco che può piacere anche a loro”.

E così il cantante bresciano, dopo avere ascoltato lo stile asciutto dei nuovi cantautori, ha messo da parte alcuni vezzi vocali. “Non è stato facile cercare di cantare senza fronzoli, senza virtuosismi, anche se ci sono canzoni difficili, in cui copro tre ottave. Fino a pochi anni fa strofe con certe cadenze non le avrei mai scritte. Ho cercato di connettermi a questa musica senza scimmiottare nessuno, rimanendo me stesso. Confrontarmi con giovani come Gazzelle e Colapesce è stato fondamentale. Peccato non essere riuscito a farlo con Calcutta, era incasinato”. Fra gli autori, oltre ai citati, ci sono Ultimo, Danti, Fortunato Zampaglione, Paolo Antonacci, Leo Pari e altri.

Per Renga, “L’altra metà” rappresenta fin dal titolo uno spartiacque fra la prima e la seconda metà della sua carriera. Nel descrivere gli stati d’animo che l’hanno originato, usa spesso la parola consapevolezza, ma anche serenità, felicità, senso di responsabilità. Superati i 50 anni d’età, dice d’essersi messo alle spalle la sensazione di inadeguatezza che ha sempre provato. “Sì, inadeguatezza. Ho fatto interi concerti a occhi chiusi. E ho provato ancora più pudore quando ho cominciato a scrivere le mie canzoni. Del resto chi fa arte è una persona inadeguata alla vita. La musica, la letteratura, il cinema sono modi per raccontarsi ed entrare in connessione con gli altri. L’artista ha una sola possibilità per stare al mondo e quella possibilità per me è la musica. Non c’è piano B”.

Portare a Sanremo 2019 la canzone sulla madre “Aspetto che torni” è stato per Renga particolarmente difficile. “È stata una prova di coraggio. Ho l’età che aveva mia madre quando se n’è andata. Molte mie canzoni raccontano questa assenza e hanno dentro una punta di rabbia perché il suo abbandono mi ha dilaniato. Non mi ero mai messo nei suoi panni. Scrivendo la canzone ho fatto pace con questa cosa”.

Il rapporto con la memoria della madre torna anche nel nuovo singolo “L’odore del caffè” scritto con Ultimo, il cantautore preferito dalla figlia di Renga. “In origine, il testo era dedicato a una ragazza. Era giusto per l’età di Ultimo, ma non per la mia. E allora ho aggiunto le mie parole che avevo scritto prima di ‘Aspetto che torni’. Anche qui si parla della figura di mia madre, ma in maniera diversa. Mi piace l’idea di avere pubblicato le due canzoni una dopo l’altra”.

Renga ha intenzione di proporre tutti i pezzi di “L’altra metà”, mescolandoli con i vecchi, nei due concerti che terrà in primavera, il 27 maggio all’Arena di Verona e il 13 giugno al Teatro Antico di Taormina. È una doppia anteprima del tour teatrale che partirà in autunno. “Ci sarà la mia band storica, non vedo l’ora. Vorrei usare poche sequenze, vorrei che fosse quasi tutto suonato”.

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