'1969' e le origini punk di Achille Lauro: 'Sono un outsider' - VIDEOINTERVISTA

C'è vita dopo la trap? Achille Lauro racconta il nuovo disco e le sue origini punk: la videointervista

'1969' e le origini punk di Achille Lauro: 'Sono un outsider' - VIDEOINTERVISTA

"Forse nasco dal punk, più che dalla trap", dice Achille Lauro. "Sono cresciuto con un fratello che faceva il chitarrista, in una comune di artisti. In realtà ho sempre spaziato". Cappello a tesa larga, vestito bianco, camicia aperta a scoprire i tatuaggi sul petto e stivaletti glitter: Achille Lauro ha raccontato oggi alla stampa "1969", il disco che arriva dopo il successo (e le polemiche) di "Rolls Royce" al Festival di Sanremo: fuori dalla trap e dentro il pop-rock mainstream, come dimostra anche una sala piena zeppa di giornalisti.

Lui in realtà dice di non sentirsi parte del "movimento", quasi disconosce la trap: "Sono sempre stato un outsider, ho sempre contaminato il sound: molti attaccano la trap perché è povera di contenuti e in parte in Italia è vero. Ma io ho sempre messo citazioni nella musica, anche prima del rock 'n' roll. Ho cercato di dare qualcosa di spessore emotivo e culturale nella mia musica". 

L'album è stato prodotto da Fabrizio Ferraguzzo ed Edoardo “BossDoms” Manozzi, e registrato interamente negli studi RCA della sede milanese della SonyMusic: molte chitarre, molti strumenti suonati, un po' di elettronica, e una quantità quasi interminabile di riferimenti, da quelli già noti di "Rolls Royce", a quelli dell'anno che dà il titolo al disco: nella copertina di "1969" ci sono Elvis, Jimi Hendrix, Marylin Monroe, James Dean, per dire i più evidenti. "Quella è stata per l'umanità l'epoca più importante a livello creativo, l'epoca della libertà, il periodo in cui si facevano dischi che vendono ancora oggi".

"E' un album pieno di leggerezza e malinconia", racconta. "Ognuno attraversa momenti di alto e basso, nella musica cerco di fermare questi momenti, cercando di parlare a tutti", spiega. Le parole e gli aggettivi che usa di più sono contaminazione, fusione, sperimentale. "Non mi piace essere inquadrato, non mi piace fare le stesse cose. Mantengo la mia anima andando a zig zag tra tutti i generi. Anche per questo ho portato un brano a Sanremo così diverso da quello che si aspettava da me ed è stato apprezzato".

Su Sanremo, sulle polemiche e sul dopo-festival converge una buona parte delle domande: "Avermi messo in bocca parole che non ho detto sulla droga è stato brutto, conosco bene questo problema e credo che vada affronatato nelle sedi opportune: gli artisti non sono educatori. E' stata presa una parola a caso e decontestualizzata: pensavo che si stesse cercando solo una polemica e sono rimasto male a vedere che la questione continuava. Così sono tornato a fare il mio mestiere: mi sono rinchiuso in studio a terminare il disco, a cui lavoravo da un anno e mezzo. Ho scomesso tutto quello che avevo su questo lavoro, e non è detto che si riesca a farcela: mi trovo ad essere fortunato ad essere qui ed ora. Ma ho lavorato per arrivarci: sono un operaio del successo. Questo è il momento della responsabilità: l'arte è arte, ma ci sono tante persone che lavorano a questo progetto, che dipendono da me e lo sento". 

Achille Lauro sarà in tour da ottobre: "Sarà lo specchio di questo cambiamento. Sarà diverso, con una band, ma non sarà semplicemente un riarrangiamento dei brani. Queste canzoni nascono per il live: in questa dimensione credo di rendere ancora di più. Scrivere e registrare è come andare dallo psicologo, ma la musica è fatta per essere condivisa e cantata con la gente. Il tour è prodotto da Friends & Partners: i biglietti sono disponibili in prevendita su TicketOne e nei punti vendita abituali. Per info www.friendsandpartners.it.

3 ottobre al Tuscany Hall di Firenze 
4 ottobre all'Atlantico Live di Roma 
7 ottobre al Fabrique di Milano –
10 ottobre al PalaEstragon di Bologna 
11 ottobre al Teatro della Concordia di Venaria Reale (TO) 
13 ottobre alla Casa della Musica di Napoli 

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