Julian Casablancas contro lo streaming

Un nuovo ingresso nel già piuttosto affollato club dei nemici dello streaming: "Preferisco la radio, i dj propongono ancora cose interessanti". Le dichiarazioni del frontman degli Strokes

Julian Casablancas contro lo streaming

Un nuovo ingresso nel già piuttosto affollato club dei nemici dello streaming. Il nuovo tesserato risponde al nome di Julian Casablancas, frontman degli Strokes e dei Voidz. In una recente intervista rilasciata a "Billboard" il cantante newyorkese ha speso parole piuttosto dure nei confronti delle piattaforme di streaming, ammettendo di essere ancora affezionato alle modalità tradizionali di fruizione della musica, radio in primis.

Anche se i suoi dischi e quelli delle sue band sono tutti presenti sulle principali piattaforme di streaming, Casablancas ha fatto sapere di non esserne un fruitore:

"Non uso Spotify. Penso che tutti questi servizi di streaming siano... Non mi piacciono, ecco. Sono i nuovi Mtv, i nuovi guardiani, quindi le etichette fanno accordi con loro. Stanno derubando tutti. Penso che le etichette discografiche non abbiano una chiara identità in questo momento".

Il frontman degli Strokes si è detto abbastanza old school sotto certi punti di vista:

"A me interessa fare un po' come hanno fatto i Grateful Dead: girare le città, stringere rapporti con le radio e con i promoter, suonare nei locali di tendenza. Spotify per me è solo una perdita di tempo".

Piuttosto che ascoltare musica sulle piattaforme di streaming, Casablancas preferisce affidarsi alle proposte dei dj e delle radio:

"Preferisco ascoltare musica alla radio. Ci sono dj che propongono ancora cose interessanti. Tutti quelli che conosco e che ascoltano musica su Spotify o Apple Music non scoprono nulla di interessante. Quando gli chiedo di farmi ascoltare una bella canzone, non ne hanno nemmeno una. Se proprio devo scegliere un servizio di streaming, direi che forse YouTube è l'unico".

Nel corso degli ultimi anni, da quando le piattaforme di streaming si sono di fatto sostituite ai canali tradizionali, in molti si sono "iscritti" al club degli oppositori del business model legato alla musica in streaming: da Steve Lukather dei Toto a Bobby Gillespie dei Primal Scream (solo per citarne alcuni), passando per i Muse e fino ad arrivare a David Byrne, che nel 2013 si scagliò contro le piattaforme (salvo poi rivedere leggermente la sua posizione pochi mesi dopo).

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