NEWS   |   Vinyl / 10/04/2019

Let’s dance! La storia di David Bowie (parte 4)

Let’s dance! La storia di David Bowie (parte 4)

All’arrivo degli anni ’80 David Bowie è già un veterano. Il fragile e misterioso Ziggy Stardust si è tramutato in un genio, in un profeta assoluto del trasformismo rock. Generatore e anticipatore di musiche che altri sentiranno solo molto dopo. Eppure qualcosa gli sfugge. Ancora per poco

[Continua da David Bowie, let’s dance – pt. 1 pt 2 e pt. 3]

La stessa EMI che, si dice, lo ha messo sotto contratto per una cifra pari a 17,5 milioni di dollari, viene presa in contropiede da un tale successo e, naturalmente, non ha alcuna intenzione di permettere che David Bowie si prenda un’altra pausa di tre anni prima del disco successivo.

Carlos Alomar, storico chitarrista di David sin dal 1975, così ricorda la genesi di Tonight: «Avevamo iniziato il tour per promuovere Let’s Dance e non avevamo mai vissuto un periodo così. I promoter non sapevano più che cosa fare, avevano pensato a teatri da 5.000 posti e adesso cercavano disperatamente arene da 60.000! David, poi, investiva parecchio del suo denaro per rendere lo show ancora più grande, perché la casa discografica non lo pagava con puntualità, mettendolo in difficoltà. Veniva da noi con i modellini in cartone per mostrarci le sue idee sulla scenografia. Aveva il controllo di tutto, lavorava con i designer, con i coreografi, con tutti… e nel frattempo cercava di barcamenarsi con la vita famigliare. Il suo sogno si stava realizzando, ma tutta questa frenesia si ripercuoteva in ogni aspetto della sua vita. Andavamo al massimo, David sembrava impazzito… e invece la casa discografica che cosa fa? Ci fa sospendere il tour per riportarci in studio a registrare un altro disco!».

di John Earls – Stefano Solventi, quarta parte della cover story integrale pubblicata su Vinyl n.7 (marzo 2019). 

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