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NEWS   |   Italia / 09/04/2019

Fabrizio Moro: 'Quando facevo le cover dei Sex Pistols, dei Ramones e di Ligabue...'. La videointervista

Fabrizio Moro: 'Quando facevo le cover dei Sex Pistols, dei Ramones e di Ligabue...'. La videointervista

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. A 44 anni, dopo aver tagliato traguardi importanti (la vittoria al Festival di Sanremo dello scorso anno, in coppia con Ermal Meta, è stata la consacrazione che cercava da anni), Fabrizio Moro pubblica uno dei suoi dischi più rabbiosi e ruvidi, "Figli di nessuno", undici canzoni nelle quali il cantautore romano si guarda indietro per guardare avanti in maniera diversa: "È un album benedetto. Arriva in un momento in cui non c'erano più forze, né psichiche né fisiche. Negli ultimi mesi sono successe cose molto intense, a livello lavorativo. Pensavo: 'Devo scrivere un nuovo album di inediti, ma come faccio?'. Invece ogni volta che mi mettevo davanti al pianoforte o imbracciavo la chitarra puntualmente usciva un'idea che mi dava soddisfazione", racconta.

Il disco è stato anticipato dal singolo "Ho bisogno di credere", la prima canzone che Moro ha scritto dopo aver metabolizzato tutte le esperienze degli ultimi dodici mesi, a partire proprio dalla vittoria a Sanremo: "Con quella canzone mi sono sbloccato. Una cosa del genere non era mai successa nei lavori precedenti, dove prima di trovare la punta di diamante, il brano che dava inizio a tutto, passavano mesi". La produzione di "Figli di nessuno" ha tenuto impegnato il cantautore e i suoi collaboratori per sette mesi: "Ho avuto la possibilità di curare tutto nei minimi dettagli. È il disco che suona meglio, ha un suono più da band che da cantautore. La produzione è stata centrata in quel modo lì. Non c'è stato un produttore esterno, abbiamo fatto tutto noi. Siamo stati molto liberi, stimolati da tutto, ma non è venuto fuori un disco alternativo: è un disco pop, nell'accezione positiva di questo termine".

Nei testi, scritti quasi tutti insieme al suo storico collaboratore Roberto Cardelli, il cantautore fa i conti con un passato brusco e a volte doloroso, di cui porta ancora le ferite: "Se potessi tornare indietro non rifarei alcuni errori. Ci avrei messo meno tempo a realizzare certe cose", riflette, ridendo amaramente. In "Figli di nessuno", che oltre a essere la canzone che dà il titolo all'album è anche il primo pezzo in ordine di tracklist, Moro racconta la rabbia che provano oggi tutti quelli della sua generazione, quella "generazione di sconvolti che non han più santi né eroi" di cui Vasco Rossi si fece portavoce negli anni '80: "Figli di depressione e nel bene e nel male / di odio e rabbia nei confronti di ogni forma istituzionale". "È uno sfogo contro tutti quelli che mi hanno giudicato senza conoscere la mia storia. Troppo spesso sono stato giudicato da persone che non conoscevano il mio punto di partenza, che per me è fondamentale", dice. Quella canzone è anche un omaggio alla sua adolescenza: "L'oratorio è il centro della bellezza dell'adolescenza che ho avuto. Guidonia [piccolo comune a nord est di Roma], dove vivevo, all'epoca era veramente un paese. Andavamo lì, di pregare non ce ne fregava un cazzo. Era l'idea della collettività. Peroni, chitarra: quelli sono stati i sabati sera più belli della mia vita. Facevamo le cover dei Sex Pistols, dei Ramones e di Ligabue, che era appena uscito. È stata un'adolescenza vissuta. Gli anni '90 sono stati bellissimi".

Se il suono del disco è generalmente spigoloso e ruvido, non mancano però alcune ballate dalle atmosfere più soffici, come "Filo d'erba", che Moro ha dedicato a suo figlio Libero: "È il pezzo più ispirato. Dopo una separazione vedere riflessi negli occhi dei tuoi figli gli errori che hai commesso insieme alla tua compagna è la cosa che ti devasta di più. Mio figlio mi somiglia anche fisicamente, io ero così: rivedere quegli occhi mi fa stare male".

In autunno Fabrizio Moro sarà in concerto nei palasport. Quattro, per ora, gli appuntamenti annunciati: quello del 12 ottobre al Pal'Art Hotel di Acireale, quelli del 18 e 19 ottobre al Palazzo dello Sport di Roma e quello del 26 ottobre al Mediolanum Forum di Assago. "Abbiamo iniziato dai club, siamo arrivati nei palasport dopo vent'anni. Ci credevo, ma non me l'aspettavo, realizzarlo è stata dura", sorride con orgoglio il cantautore, "i concerti sono la parte più bella del mio lavoro. Mi sento compreso dai miei fan. Nella vita di tutti i giorni mi incazzo sempre con tutti, invece sul palco mi cambia la faccia. È l'unica cosa che ancora non mi annoia".

Il prossimo anno Moro taglierà un altro importante traguardo, quello dei vent'anni di carriera (tanti ne sono passati dall'uscita del suo primo album eponimo). Festeggerà con la seconda parte dell'antologia "Parole rumori e anni", dopo il primo volume uscito lo scorso anno: "Ci saranno due inediti", anticipa, "questo disco è capitato in mezzo. Ce ne sono stati tanti di traguardi in questi anni. Ma quelli più importanti, alla fine, sono stati quelli umani. Quando raggiungi la consapevolezza di certe cose. Non le 50mila copie vendute o i sold out. Io ero convinto che i traguardi importanti fossero quelli e ho finito per perdermi tante cose. Ora non voglio più sbagliare".

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