Slash parla della sua esperienza con Michael Jackson: "Sembrava stare bene solo sul palco"

Slash parla della sua esperienza con Michael Jackson: "Sembrava stare bene solo sul palco"

Il chitarrista dei Guns N’Roses Slash è stato intervistato dal magazine britannico Kerrang. Il discorso ha toccato anche i trascorsi della rockstar con Michael Jackson, segnatamente sulla sua collaborazione all’album del Re del Pop pubblicato nel 1991, “Dangerous”.

Slash ha risposto così:

“C’è stata una telefonata del mio manager che ha detto, 'Michael sta cercando di mettersi in contatto con te', ed io ho pensato, 'Wow!'. Quindi l'ho richiamato e voleva che suonassi su “Dangerous”. Abbiamo preso un appuntamento e sono andato al Record Plant di Hollywood e lui era lì con Brooke Shields (l’attrice nota per la sua interpretazione in ‘Laguna Blu’). E’ stato molto surreale. Si trattava di due persone con cui sono cresciuto, in un certo senso. Quindi siamo usciti per due minuti, loro sono andati a cena e mi hanno lasciato con questa canzone. Ho fatto il mio lavoro, poi ha continuato a chiedermi se mi sarebbe piaciuto fare questo e quello. Ho fatto alcuni show qua e là ed è stato divertente perché lui era un vero professionista ed era un tale cazzo di talento. Quella era la cosa principale: era straordinariamente musicalmente fluido”.

 

Il giornalista di Kerrang chiede poi a Slash come era stare insieme a Michael Jackson:

"Quando non lavorava o non era in produzione o altro, era allora che si vedeva che era un po’ in balia del proprio successo. Tutte le persone che aveva intorno a sé, gli yes men, si capiva che sapeva che il 90% di loro era pieno di merda. Mi sentivo dispiaciuto per lui in quel senso. Ho fatto un paio di concerti con Michael a Tokyo e ho visto come funzionava tutta questa fottutissima roba del cazzo, e lui era al centro di tutto. L'unica volta in cui ho sentito davvero che stesse bene era quando stava effettivamente sul palco. Subito dopo, i Guns arrivarono in città e facemmo i nostri spettacoli e il nostro successo era enorme, ma non travolgente come quello di Michael. Era una luce interessante, guardando le due cose si faceva attenzione a ciò che si desiderava".

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