Il blues di Nada al Magnolia di Milano: la recensione di un concerto difficile, tesoro - SCALETTA

Il blues di Nada al Magnolia di Milano: la recensione di un concerto difficile, tesoro - SCALETTA

Il Circolo Magnolia di Segrate, a ridosso di quello che nei tempi che furono veniva chiamato “il mare dei milanesi”, l’Idroscalo, si riempie lentamente in una serata fredda e piovosa che sembra aver messo da parte la primavera per lasciare all’inverno ancora qualche momento di gloria. Quando il locale è colmo e la musica dei Creedence Clearwater Revival inizia a sfumare, Nada Malanima si presenta con i suoi musicisti all’appuntamento con la tappa a Milano del tour del suo “È un momento difficile, tesoro”, che il mese scorso ha debuttato ad Arezzo. Selvaggia e solenne, la cantautrice toscana attacca subito con una terzina dalla sua ultima prova di studio, uscita lo scorso mese di gennaio, mettendo in fila “Un angelo caduto dal cielo”, “Disgregata” e “Stasera non piove”. Tra il primo e il secondo pezzo, però, l’artista fornisce qualche istruzione per il concerto che andremo a vedere. Con i gesti che ricordano quelli del personale di volo poco prima del decollo, Nada gioca, ma con la serietà dei giochi più rischiosi, e spiega che il live di questa sera sarà finalizzato all’esplorazione della nostra mappa emotiva, diversa per ognuno di noi, ma sempre fatta di tante parti e di tanti colori che non sempre abbiamo la lucidità, o il coraggio, di vedere. Insieme, in ogni caso, sarà più facile. Così come sarà più facile accogliere un’emozione scura, bistrattata, per la maggior parte considerata sinonimo di sconfitta e di debolezza: la tristezza. Colei che esattamente cinquant’anni fa si fece conoscere al grande pubblico, ancora giovanissima, con la hit “Ma che freddo fa”, prende la pecora nera della gamma delle emozioni e la nobilita, autorizzandoci a non ritrarcene sdegnati: “Per me la tristezza è una condizione dell’anima. A volte può essere uno strazio, però uno strazio meraviglioso, necessario”, spiega Nada. E conclude, introducendo il singolo apripista del suo disco più recente: “Questa è la mia tristezza, il mio blues”. Sebbene Nada faccia riferimento nello specifico alla title track “È un momento difficile, tesoro”, le sue parole avvolgono l’intero concerto – inclusi i brani meno recenti come “Guardami negli occhi”, “Luna in piena”, “Correre”, “Senza un perché” e “Piantagioni di ossa”-, dove la gioia e la malinconia non si lasciano mai la mano. Seguire la cantautrice livornese è quasi una catarsi da tragedia greca, una dolorosa purificazione che raggiunge il suo culmine con “O madre”, che ci trasporta tutti nel ventre materno, in questo buio “grande e fondo” dove “c’è qualcosa che dà una ragione a questo andare senza posa”. 

Con il benestare di Freud e le viscere in subbuglio, si passa agli ultimi due brani del live, “Macchine viaggianti” e “Dove sono i tuoi occhi”, mentre Nada non rallenta nemmeno un attimo, con le sue movenze ipnotiche, le grida che sono davvero grida eppure arrivano come un canto gentile e sconvolgente, con quello sguardo spiritato e pieno di dolcezza. Nada e la band, composta da Francesco Chimenti, Franco Pratesi, Stefano Cerisoli e Luca Cherubini Celli, tornano due volte sul palco, scomponendo quindi il bis in tre momenti e riservando quest’ultima parte di concerto ai classici del repertorio della cantante di Gabbro, prima “Ti stringerò”, poi “Amore disperato” e infine – “allora vi beccate questa”, scherza Nada introducendo il brano dopo la terza entrata tra gli applausi, le ovazioni e le rose rosse del suo pubblico – “Ma che freddo fa”. Le mani sul viso dell’artista, classe 1953, nascondono la commozione prima dell’ultima “buonanotte”, quando la musica si ferma e il vuoto sul palco lascia interdetti, come avessimo perso la nostra guaritrice. Nada non ha mai cercato le luci della ribalta, ha sempre preferito questo, la sua verità: “Non voglio gentilezze, solo verità”, canta in “Guardami negli occhi”. Non l’ha mai persa per strada, mantenendosi profonda e semplice al tempo stesso, come pochi e poche riescono a fare. “Difficile capire la semplicità”, prosegue il brano. Difficile, sì, ma – come direbbe Nada – meraviglioso.

Erica Manniello

Scaletta:

Un angelo caduto dal cielo
Disgregata 
Stasera non piove 
Guardami negli occhi
Luna in piena
Correre
Senza un perché
Lavori in corso 
È un momento difficile, tesoro
Piantagioni di ossa
O madre
Macchine viaggianti
Dove sono i tuoi occhi

BIS

Ti stringerò
Amore disperato
Ma che freddo fa

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