Dennis Lloyd, o come diventare famosi e suonare al Coachella senza pubblicare album. La videointervista

Il cantante di 'Nevermind' salirà questo weekend sul palco di Indio senza nemmeno un album all'attivo (ma con un EP nuovo di zecca appena spedito nei negozi): 'Il punto è raccontare storie, e per farlo non sempre servono dieci canzoni'

Dennis Lloyd, o come diventare famosi e suonare al Coachella senza pubblicare album. La videointervista

Fuori dal Bi Nuu, il classico locale berlinese nel cuore di Wrangelkiez, il distretto oggi più turistico e modaiolo di Kreuzberg, il pubblico inizia a mettersi in fila già da poco prima delle otto di sera. Dennis Lloyd ha scelto questo club dell'ex città del muro per presentare alla stampa e a una selezionatissima fetta di pubblico "Exident", il suo EP di debutto, uscito il 5 aprile scorso.

Fa effettivamente strano leggere che nel suo curriculum si contino pubblicazioni già a partire dal 2015 - anno di uscita del suo primo singolo, "Playa" - e la conquista delle chart di mezza Europa - l'anno successivo, con "Nevermind" - ma nemmeno un album vero e proprio. Il fatto è che di dischi di Nir Tibor - questo il suo vero nome - potremmo non vederne mai.

"Ascolto la musica, non i dischi", ci racconta lui nel pomeriggio, subito dopo il soundcheck: "Né gli album nuovi né quelli di Nirvana, Police o Eric Clapton. Credo che, oggi come oggi, il discorso sia raccontare una storia: lo si può fare con una, tre, cinque, o dieci canzoni. Non ho preclusioni a priori, è una preferenza puramente personale: non riesco ad ascoltare i dischi per intero. Preferisco misurarmi su una distanza di quattro o cinque canzoni".

C'è una cosa, tuttavia, che accomuna Lloyd al mondo della canzone classico che più classico non si può, ovvero l'ispirazione fornita dalla fine di una storia d'amore: "Exident" è nato in seguito alla rottura tra l'artista e la sua compagna, Laura, la ragazza colombiana conosciuta a Bangkok che lo seguiva in tour come fotografa. "Il termine è un misto tra 'ex', inteso come partner, e incidente, come uno scontro tra auto", racconta lui: "Quando mi sono lasciato con la mia compagna è stato uno shock, la mia vita è cambiata completamente".

Quello che non è cambiato il modo con cui Tibor scrive le canzoni: "Uso ancora l'home recording", confessa, "Il mio computer, il mio microfono, la scheda audio. E il mio caffé". I tempi di "Nevermind" e di Bangkok ormai sono lontani, e non solo per ragioni sentimentali: "A Bangkok ho fatto molte esperienze, ho cercato di trovare me stesso in molti modi: ho provato la techno, la musica elettronica, ho conosciuto persone. Ora sento di aver trovato la mia direzione, il mio sound, e per me è più facile scrivere".

Quello di Berlino, per Dennis Lloyd, è solo uno scalo tra Tel Aviv, dove ancora vive - "E se sei un musicista è un bellissimo posto, per vivere: ci trovi di tutto, ci sono concerti, feste. C'è tanto da vedere", e Indio, California, dove tra poche ore si esibirà al primo weekend dell'edizione 2019 del Coachella Festival. Lo show nella capitale tedesca - che l'ha visto in azione sul palco affiancato, per le parti melodiche, da un sax - sarà solo un'anticipazione di quello che Tibor presenterà durante il suo prossimo tour mondiale, che prenderà il via proprio al festival americano: "Non ho preparato uno show speciale, per il Coachella, né per questo tour. Però avrò una sezione fiati, per i prossimi concerti: sarà molto particolare, vedrete".

Sul palco del Bi Nuu Dennis Lloyd sciorina una manciata di canzoni con la consumata sicurezza di chi al palco è abituato, e di chi ha mire che vanno oltre a quelle della giovane promessa della discografia nell'epoca di Spotify e delle playlist. Lui, che un nome se l'è fatto con una hit che è piaciuta ai pubblicitari e un'infilata di singoli che ha fatto breccia presso il pubblico Web, preferisce non pensare a ciò che è stato ma a quello che sarà: "Per quanto mi riguarda c'è stata un'evoluzione personale, tra 'Playa' e 'Never Go Back'. Sono cresciuto come musicista, perché ho registrato e prodotto le mie canzoni da solo, per conto mio". E la paura di restare quello di "Nevermind" non lo sfiora neanche un po': "Non credo che quella canzone mi abbia cambiato", sorride lui, tradendo una punta di timidezza insospettabile, almeno dopo averlo visto in azione sul palco, "Sono rimasto la persona che sono sempre stato".

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