I Coma_Cose riempiono l'Alcatraz: recensione e scaletta del concerto del 2 Aprile a Milano

I Coma_Cose riempiono l'Alcatraz: recensione e scaletta del concerto del 2 Aprile a Milano

Arrivo tardi all'Alcatraz, colpa dei problemi tipici di un quarantenne medio: il lavoro, a chi lasciare i bambini, il traffico. E avvicinandomi alla lunga fila all'ingresso mi accorgo di essere prevenuto sul pubblico dei Coma_Cose, pensando di essere una mosca bianca in mezzo a tanti ragazzini. Mi sbaglio di grosso: attorno a me vedo persone di tutti i tipi. Sì, ci sono i ventenni, ma ci sono anche altrettanti trentenni e qualche mio coetaneo. Inizio a farmi la domanda su chi sia il pubblico a cui i Coma_Cose parla.
La gente è tanta, tantissima. Entro nel locale e fatico ad arrivare al bar, quando ecco che l'Alcatraz urla perchè parte 'Intro', la traccia finale del disco pubblicato su Asian Fake (qui la recensione). Partono i visual e sul palco si vedono bassista e batterista, le voci di Fausto e California sono fuori campo. E' su "Jugoslavia" che il duo esce fuori, in abito ovviamente coordinato e inizia lo show. 

E' la prima volta che li vedo dal vivo, non ho mai visto nulla di un loro live: il loro modo un po' algido di porsi nei video, nelle interviste, nelle instagram stories, non me li aveva fatti immaginare come animali da palcoscenico. E quando sei in due il palco dell'Alcatraz, seppur non enorme, è grande da riempire. Si vede però che ci hanno lavorato e che il concerto è stato preparato nei dettagli: Fausto e California lo coprono senza sosta da sinistra a destra, continuando ad alternarsi cercando di non stare mai fermi. Non si perdono in chiacchiere, nonostante siano davanti al pubblico della città che li ha fatti incontrare e che è oggetto di tanti dei riferimenti dei loro pezzi. La scaletta è serrata, al netto dei bis alla fine suoneranno 18 brani.

Sul palco i Coma_Cose sono accompagnati da due ottimi musicisti alla batteria e basso / synth: le basi sotto pompano, anche se il suono è un po' troppo gonfio e mancano tutti i vari 'seh' 'ha' che riempiono i loro brani e che di fatto sono anche un loro marchio distintivo. Dietro di loro un muro di visual coordinati sempre a tempo con i pezzi, si vede che la produzione è di qualità e che poco è lasciato al caso. 

La prima tranche di dieci pezzi (!) scorre liscia e a cantare e ballare è tutto il locale. Una breve pausa strumentale con strobo e assolo di batteria introduce la seconda parte del concerto; si parte con "Squali" e Fausto è alla chitarra. Poi "Nudo integrale", "Anima lattina" e "Mancarsi", fino a un'altra breve pausa con palco vuoto, visual e voce distorta fuori campo che recita un breve monologo sulla paura di tutto e di tutti. Si riparte quindi con l'ultima tranche prima dei bis. Su "Mariachidi" i Coma_Cose chiamano sul palco i Mamakass, i produttori che hanno di fatto modellato il suono del duo e suonano assieme quello che è uno dei pezzi più riusciti di "Hype Aura". Si finisce ovviamente con "Post Concerto" e l'Alcatraz è al culmine.
Milano: colpita e affondata.

Uscendo, vedo nell'ordine: una coppia di venticinquenni stonatissima che canta felice; un papà che tiene in braccio un bambino sotto i dieci anni contentissimo. E lì mi parte un collegamento mentale: so che non ha fondamento, ma non mi molla: i Coma_Cose, in un certo senso, sono gli Elio e le storie tese di queste generazioni. Sono trasversali, vengono apprezzati da fasce d'età diverse (bambini, ragazzi, adulti), sono innocui (in 18 pezzi ci saranno forse due parole forti), il loro prodotto è di qualità e anche per i duri e puri loro potrebbero tranquillamente essere un 'guilty pleasure', un piacere incontrollabile del quale un po' ci si vergogna.

(Simone Magnaschi)

Scaletta

Intro
Jugoslavia
Granata
Deserto
Via Gola
French Fries
Beach Boys Distorti
Pakistan
Cannibalismo
Golgota

Pausa strumentale

Squali
Nudo integrale
Anima lattina
Mancarsi

Pausa monologo

A lametta
S. Sebastiano
Mariachidi (con Mamakass)
Post-concerto

Bis
Granata
Mancarsi

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