Anyone can play guitar: a lezione di musica da Kurt Cobain

Anyone can play guitar: a lezione di musica da Kurt Cobain

di Paolo Giovanazzi*

Il chitarrista capace di cavare il massimo risultato con il minimo necessario di conoscenza tecnica era una specie un tempo molto diffusa nell'ecosistema rock, ma oggi sembra in via di estinzione, o quantomeno costretta a sopravvivere in angoli seminascosti. Quando si parla di Kurt Cobain, raramente si ricorda che ne è stato un esemplare brillante, forse uno dei più notevoli. Intervistato da Guitar Player nel 1992, il leader dei Nirvana raccontava della sua passione per la strumentazione trovata a poco prezzo nei junk-shop, della sua chitarra acustica Stella pagata 20 dollari e praticamente impossibile da accordare con precisione (si può ascoltare in “Polly” e “Something In The Way”). Ci metteva anche un po' di esagerazione, motivando così la sua passione per le Fender Mustang: “Sono economiche e completamente inefficienti, hanno un suono pessimo e sono molto piccole”. In altre occasioni ha ricordato che le sporadiche lezioni ricevute sono servite a imparare pochi accordi, sufficienti per suonare “Back In Black” degli AC/DC (presumibilmente quelli del riff principale sfrondato dei fraseggi a note singole). Poi basta, ha fatto da solo, incamerando quello che gli serviva per mettere insieme le sue canzoni, anche scippandolo da brani altrui, senza preoccuparsi troppo della pulizia e della precisione. Errori e note stoppate erano possibilità da mettere in conto senza tanti patemi, e a volte sembravano più che altro sabotaggi intenzionali (fa questa impressione la “Smells Like Teen Spirit” suonata al Festival di Reading nel 1992).

Per tutti questi motivi Cobain non gode di molte simpatie fra i cultori del virtuosismo, ma è stato – e con ogni probabilità continua a essere – un'ancora di salvezza per aspiranti chitarristi scoraggiati dalla prospettiva di un'interminabile apprendistato a base di esercizi al metronomo prima di riuscire a cavare dallo strumento qualcosa che somigli a musica. Basta molto meno per provare a cimentarsi con il rozzo riff di “School”, due accordi sono sufficienti per la strofa di “About A Girl” e aggiungendone altri due si ottiene la strofa di “Polly”. Armeggiando con riff e sequenze di accordi semplici, Cobain è diventato una specie di maestro di chitarra involontario per qualche generazione di ragazzini. Un articolo del Washington Post di cinque anni fa lo spiegava perfettamente, citando anche i nomi di alcuni musicisti che hanno mosso i primi passi strimpellando i pezzi dei Nirvana: Courtney Bartnett, Rostam Batmanglij dei Vampire Weekend ed Eleanor Friedberger fanno parte della schiera.

A 25 anni dalla scomparsa, le rudimentali lezioni di chitarra di Kurt Cobain sono ancora materia di studio per aspiranti musicisti, come è facile verificare dalla quantità di tutorial caricati su YouTube. Che si traducano poi in musica memorabile o anche solo ascoltabile, è tutta un'altra faccenda: le “horrible Nirvana covers” sono un'altra presenza massiccia su YouTube. Il punto però è che la musica di Cobain continua ad essere ascoltata e imparata, anche se attualmente non sembra proprio in sintonia con gli stili dominanti del periodo. Tutto sommato, meglio ricordarlo cercando di imparare il riff di “Come As You Are” che rievocare il “club 27”, la mitologia della rockstar tormentata e la retorica giornalistica del “portavoce di una generazione”.

* autore del libro "Nirvana. Teen spirit. Le storie dietro le canzoni"

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