La favola di Ultimo, diventato grande senza accorgersene: 'Ci sono momenti in cui vorrei tornare indietro, ma non posso farlo' - VIDEOINTERVISTA

La favola di Ultimo, diventato grande senza accorgersene: 'Ci sono momenti in cui vorrei tornare indietro, ma non posso farlo' - VIDEOINTERVISTA

Dà la colpa alle favole. Dice che lo hanno reso un sognatore, un idealista, che gli hanno insegnato a puntare in alto: "Sono nato con la voglia di strafare e con il bisogno di volare". È colpa delle favole se la sua vita è irrimediabilmente cambiata nell'ultimo anno e mezzo e se il Niccolò di oggi non è più quello che fino a pochi mesi fa incontrava gli amici in quel parcheggio di periferia, nella sua San Basilio, quartiere nella zona nord est della Capitale dove è nato e cresciuto. Inutile provarci: non si può più tornare indietro. A 23 anni Ultimo ha già tre album alle spalle, diversi Dischi d'oro e di platino appesi alle pareti della nuova casa che ha preso con i primi guadagni da cantante "vero", un tour di venti date nei palasport che lo terrà impegnato nei prossimi tre mesi (già completamente sold out da qualche settimana) e un concerto-evento in programma per il prossimo 4 luglio sul palco dello stadio della sua città (sold out anche quello). Alla sua età, perdere la testa di fronte a traguardi del genere è davvero un attimo: "Bisogna essere bravi a mantenere, più che ad arrivare", commenta lui presentando il nuovo album, intitolato proprio "Colpa delle favole" - nei negozi dal 5 aprile - tredici canzoni nelle quali fa i conti con il prezzo del successo, la popolarità, le illusioni, le inquietudini e il perenne senso di inadeguatezza.

Guarda la videointervista a Ultimo:

Il disco, spiega il cantautore romano, va a chiudere una trilogia aperta un anno e mezzo fa con il primo album "Pianeti" e portata poi avanti lo scorso anno con "Peter Pan" (l'album di "Il ballo delle incertezze", la canzone che lo ha catapultato tra i "grandi"). Lo ha registrato negli ultimi mesi, nei ritagli di tempo, insieme agli stessi produttori dei due dischi precedenti, gli Enemies (duo composto dai suoi coetanei Yoshimitsu e Manusso, entrambi del roster della Honiro, la stessa etichetta alla quale è legato anche Ultimo): "'Pianeti' raccontava le cose che non avevo e che volevo conquistare, 'Peter Pan' le ambizioni che si concretizzavano. In questo nuovo album, invece, è come se a parlare fosse un vecchio di ottant'anni, che dà la colpa alle favole per i suoi sogni e le sue delusioni".

I diciotto mesi trascorsi dall'uscita di "Pianeti", in effetti, sono stati così frenetici e pieni di eventi da sembrare decenni: "È come se fossero passati trent'anni, invece quel disco è uscito solamente un anno e mezzo fa. Gli ultimi mesi sono stati molto intensi, a livello personale", riflette Niccolò. Che sulla copertina del nuovo disco ha scelto di farsi fotografare con le orecchie tappate e con la bocca aperta, come per coprire con un urlo tutto il rumore dell'ultimo periodo: "È un rinchiudersi in sé stessi, urlare che non voglio sentire il mondo che c'è fuori. Questo è un disco che parte da dentro per arrivare fuori. Non faccio entrare nulla". Un modo per difendersi, quasi.

La copertina di "Colpa delle favole":

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D'altronde Ultimo è così: difensivo. Non abbassa mai la guardia. Ti guarda con sospetto e diffidenza e ti tiene lontano da quel suo mondo fatto di incertezze, piccole grandi paure, amici rimasti al parcheggio, Wendy di periferia che aspettano il loro Peter Pan appoggiate alle grate delle finestre delle palazzine popolari, quel mondo di cui solo lui ha la chiave (e la tiene legata al petto sotto forma di una collana che non si toglie praticamente mai): "Non mi sento mai all'altezza delle circostanze che vivo. Questa è una cosa che prescinde dal fatto di poter raggiungere obiettivi importanti nella vita, che siano lavorativi o personali", confessa, "per carattere non mi sento mai disposto a vincere un confronto, che sia con me stesso o con gli altri. Cerco di essere molto cinico, a volte". Lo dice anche in una canzone di questo disco, "Aperitivo grezzo": "Mando avanti soltanto la parte senza emozioni / perché tra bestie vinci se il tuo pianto lo riponi". "Nascondo le parti sensibili in certe circostanze e mando avanti la parte di me più schietta e sincera. Ma in realtà sono una persona piena di dubbi e di domande".

Una persona come me non riesce mai a dare la colpa a sé stessa. Dare la colpa alle favole è un modo per cercare de svignassela, come si dice a Roma.

È quello che è successo anche a Sanremo, ma il cantautore non ha più voglia di parlare di quella che considera ormai una storiaccia passata. E anche se non lo dice esplicitamente, lascia intendere di essersene pentito: "Non è tanto quello che uno dice, ma il contesto in cui lo dice. Se io dico una cosa e mi ascoltano in dieci milioni è diverso che se lo dico qui e mi ascoltate in dieci", commenta di fronte ai pochi giornalisti invitati nell'appartamento milanese dove ha scelto di presentare l'album. Anche in quel caso, è stata tutta colpa delle favole: "Una persona come me non riesce mai a dare la colpa a sé stessa. Dare la colpa alle favole è un modo per cercare de svignassela, come si dice a Roma".

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Tre album in un anno e mezzo sono tanti, forse troppi: "Era da tanto che aspettavo il momento per potermi esprimere. Ho iniziato a scrivere canzoni a 14 anni e ho sempre cercato di avere un'opportunità per farle sentire. Non sarà così per sempre, sennò arriverò a trent'anni che ho scritto 75 album. Ma finché avrò questa esigenza di comunicare e la possibilità di espormi, continuerò a farlo", risponde Ultimo. Passare in pochissimi mesi dalle piccole platee a quelle più grandi dei palasport potrebbe fargli correre il rischio di bruciare le tappe e lui ne è consapevole, ma sa anche che oggi come oggi è tutto molto precario e se per ora i numeri sono dalla sua parte domani potrebbe essere diverso: "Non ho mai fatto un tour di venti date nei palasport, non so come potrò affrontarlo. E poi c'è questa data allo stadio che è incommentabile. Non so cosa mi aspetta. Spero di divertirmi e di far divertire".

Era da tanto che aspettavo il momento per potermi esprimere. Finché avrò questa esigenza di comunicare e la possibilità di espormi, continuerò a farlo.

La testa, però, resta sempre a quel parcheggio di periferia dove i suoi amici continuano a incontrarsi per bere una birra insieme, parlare del più e del meno e ascoltare i dischi di Vasco dalle casse dello stereo in macchina: "Ci sono dei momenti in cui mi sento in colpa. Magari siamo seduti tutti insieme al tavolo di un ristorante, si crea un momento di felicità e di energia particolare ma poi viene interrotto da una persona che si avvicina per chiedere una foto. Quando si rompe quel momento, non lo riaggiusti più", sospira, abbassando lo sguardo. È in casi del genere che la popolarità gli presenta un conto salatissimo: "Mi dà fastidio quando una persona viene a chiedermi una foto. Non per la foto in sé, ma perché serve solo a mostrare ai propri seguaci sui social che sei stato con quella persona. Magari neanche conoscono bene le mie canzoni, ma sanno chi sono e devono mostrare questa specie di trofeo. Lo trovo triste".

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Anche per questo ha scelto di non organizzare dei firmacopie per promuovere l'uscita di "Colpa delle favole". Una scelta atipica, considerando che sono forse l'unico modo che oggi come oggi permette agli artisti di continuare a vendere copie fisiche dei loro dischi: "So benissimo che va contro le vendite, che oggi se fai gli instore ti prendi un Disco di platino in due settimane. Però penso sia svilente costringere la gente a comprare il disco per solo farsi una foto con me, è un ricatto. Poi magari il disco manco lo ascoltano. Stimo artisti come Cesare Cremonini, che di firmacopie non ne fanno".

Se un artista cambia troppo spesso genere non ha identità. Se fa sempre la stessa cosa è monotono e pesante. Dov'è la verità?

I concerti nei palasport lo vedranno ripercorrere tutto quello che è successo nella sua vita nei diciotto mesi trascorsi dall'uscita di "Pianeti" con le sue ballate per animi tormentati, quelle ballate che ormai sono diventate la sua cifra stilistica: "Se un artista cambia troppo spesso genere non ha identità. Se fa sempre la stessa cosa è monotono e pesante. Dov'è la verità? Io sto cercando di fare qualcosa di diverso per trovare il giusto equilibrio", si difende. Forse un produttore con più esperienza potrebbe aiutarlo ad ampliare un po' la sua visione e i suoi orizzonti, ma per ora a Ultimo va bene così: "Però ho un sogno irraggiungibile", dice. Quale? "Un disco con gli assoli di John Mayer". È sempre colpa delle favole.

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