Carl Brave 'fa caciara' pure a teatro: il racconto dell'ultimo concerto del tour

Carl Brave 'fa caciara' pure a teatro: il racconto dell'ultimo concerto del tour

Basta poco. Una canzone, "Pub Crawl", tutta chitarra e voce, e i ragazzi del pubblico sono già tutti belli carichi. Vorrebbero alzarsi in piedi, scatenarsi, ma l'aura sacrale del teatro li tiene inchiodati alle poltrone. Le hostess di sala, poi, fanno la loro parte: appena qualcuno prova ad alzarsi e a fiondarsi sotto al palco viene rispedito indietro. Insomma, mica siamo in un circolo Arci. Quelli delle tribune se ne fregano: ad un certo punto si alzano in piedi e cominciano a cantare e a ballare, lasciandosi andare. L'atmosfera è quella di una festa tra amici in un mega-attico capitolino, con dei finestroni grandissimi che affacciano su tutta la città, la Roma che fa da sfondo alle canzoni del cantautorapper trasteverino. In un certo senso, il concerto una festa lo è davvero: è l'ultima data del tour che è partito a inizio marzo da Milano e che nelle scorse settimane ha visto Carl Brave e la sua band esibirsi dal vivo sui palchi dei principali teatri italiani, lasciandosi alle spalle l'esperienza del duo con Franco126 e provando ad alzare un po' l'asticella: "Siamo arrivati quasi alla fine. Questa è l'ultima data di questo tour. Abbiamo fatto Roma pure ieri, mo' oggi vediamo chi fa più casino", scherza lui all'inizio del concerto, dopo aver rotto il ghiaccio con le prime canzoni in scaletta, "c'avevo un po' di ansietta pure io. Stranissimo vedere tutta 'sta gente seduta a teatro".

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(Credito fotografico Max Pucciariello)

Il concerto è tutto da cantare, dalla prima all'ultima canzone: "Pub Crawl", "Chapeau", "Professorè", "Fotografia", "Camel Blu", "Vita", "Noi", fino al medley dedicato al disco pubblicato nel 2017 insieme all'ormai ex sodale Franco126. Apparterrà pure al passato, certo, ma "Polaroid" fa parte della sua storia e Carl lo sa bene. E poi, almeno a Roma, è ormai un cult, un disco generazionale, come conferma il boato sui ritornelli di "Alla tua", "Sempre in due", "Tararì tararà", "Noccioline" e "Pellaria". La Capitale fa da sfondo a quasi tutte le canzoni in scaletta e il cantautore, stasera, è un po' il nostro Cicerone: ci accompagna in una passeggiata notturna per i vicoli, i viali e le piazze di Roma, la città della lupa che con i suoi ritmi elefantini è in realtà una tartaruga. Nelle sue canzoni ne ritrae pregi e difetti, vizi e virtù, lati chiari e lati scuri: il corazziere fermo "a fa' la statuetta" a Piazza Venezia, i turisti in carrozza ai Fori, il biondo Tevere che s'è fatto moro, i bangla delle rose che l'8 marzo c'hanno le mimose, il tuffo di Mr. Ok a Capodanno, gli scioperi dei mezzi, i festini hardcore a Roma Nord, le zoccolette di Fregene, le turiste americane che vogliono solamente divertirsi e non pensare a niente, i clochard e gli zingari a Termini.

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Carl racconta quello che vivono i ragazzi della sua generazione, le esperienze in comune. Mette in musica piccole storie, storie di tutti i giorni, storie di tutti. Storie che stanno nascoste proprio lì, sotto la quotidianità dei ventenni di oggi: lui le scopre, le illumina, le colora, le riscrive e le condivide "pe' fa caciara". Non sale in cattedra, non giudica: è tutto molto descrittivo, neorealista. I suoni notturni, caldi e avvolgenti del concerto, che è per buona parte acustico (sul palco sono in dieci: oltre a lui ci sono Simone Ciarocchi alla batteria, Lucio Castagna alle percussioni, Mattia Castagna al basso, Lorenzo Amoruso e Massimiliano Turi alle chitarre, Valerio D'Ambrosio alle tastiere, Adalberto Baldini al sax, Edoardo Impedovo e Gabriele Tamiri alla tromba), lo aiutano a far risaltare i suoi testi, a dare spazio alle immagini, ad avere con gli spettatori un rapporto più confidenziale, diretto e intimo, diverso da quello dei concerti nei club o nelle arene (dove peraltro tornerà ad esibirsi in estate).

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È tutto curato nei minimi dettagli: la scenografia (che riproduce proprio l'interno di una sorta di attico, con lo skyline della città alle spalle dei musicisti), i visual (che hanno per protagonista Carl in versione fumetto e che animano i testi delle sue canzoni), i siparietti che vedono il cantautorapper scherzare con i suoi musicisti tra un pezzo e l'altro. Il concerto somiglia più a uno spettacolo teatrale, a un piccolo musical, che a un concerto vero e proprio: Carl Brave si muove sul palco come un attore teatrale, mima i versi delle sue canzoni e sfoggia tutto il suo carisma, strizzando l'occhio un po' a Daniele Silvestri (ne riprende la poliedricità, proponendo una continua ricerca di dettagli sonori, dal pop, all'indie, passando per il rap, il cantautorato e la trap), e un po' a Jovanotti (nell'attitudine scanzonata). Vederlo in questa veste inedita fa sorridere e sorprende, considerando che questa è la prima volta che affronta la dimensione intima e confidenziale del teatro. Se quella del tour teatrale era una sfida che aveva lanciato a sé stesso per voltare pagina dopo "Polaroid", Carl l'ha sicuramente vinta.

di Mattia Marzi

SCALETTA:
"Pub Crawl"
"Chapeau"
"Comunque"
"Professorè"
"Fotografia"
"Spunte blu"
"Ridere di noi"
"Camel Blu"
"Pianto Noisy"
"Vita"
"Noi"
"Polaroid"
Medley: "Alla tua / Sempre in due / Tararì tararà / Noccioline / Pellaria"
"Accuccia"
"Termini"
"Mezzo cocktail"
"Merci"
"Posso"
"Malibu"

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