Let’s dance! La storia di David Bowie (parte 3)

Let’s dance! La storia di David Bowie (parte 3)

All’arrivo degli anni ’80 David Bowie è già un veterano. Il fragile e misterioso Ziggy Stardust si è tramutato in un genio, in un profeta assoluto del trasformismo rock. Generatore e anticipatore di musiche che altri sentiranno solo molto dopo. Eppure qualcosa gli sfugge. Ancora per poco.

[Continua da David Bowie, let’s dance – pt. 1 e pt 2. ]

Anche se la cosa può dispiacere a molti appassionati di David Bowie, è proprio Let’s Dance a trasformarlo in una superstar mondiale. Si tratta, infatti, di un album di musica dance realizzato proprio nel momento in cui il pubblico della disco sta voltando le spalle al genere, attratto dal più sofisticato sound New Romantic. Un sound che proprio Bowie, con Scary Monsters (and Super Creeps) del 1980, aveva appena cavalcato.

Bowie per il nuovo disco ingaggia come coproduttore niente meno che Nile Rodgers, mente e chitarra degli Chic. Una scelta fuori tempo massimo, considerando che nel 1982 Rodgers sembra ormai appartenere a un mondo morto e sepolto.

Pur di averlo con sé, però, Bowie paga di tasca propria. Con Let’s Dance è determinato a conquistarsi un posto al sole nella musica mainstream. Contrariamente al solito, non si limita a concepire le idee da sviluppare in studio, le otto canzoni che costituiranno l’album, ma vuole trovare una hit.

di John Earls – Stefano Solventi, seconda parte della cover story integrale pubblicata su Vinyl n.7 (marzo 2019). 

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