Rockol - sezioni principali

NEWS   |   Industria / 29/03/2005

Vertenza sul file sharing: parlano gli artisti favorevoli a Grokster e Morpheus

Vertenza sul file sharing: parlano gli artisti favorevoli a Grokster e Morpheus
Sono giorni cruciali, questi, per il futuro della musica digitale, con la vertenza-chiave tra case discografiche e distributori di programmi di file sharing (Grokster e StreamCast/Morpheus) sottoposta al vaglio della Corte Suprema statunitense (vedi News). La causa, come Rockol ha avuto più volte occasione di scrivere, coagula contro i sistemi p2p non autorizzati e il downloading selvaggio gran parte dell’industria musicale, compresa una folta rappresentanza di artisti che, com’è il caso di Don Henley, Sheryl Crow o Dixie Chicks, appoggia la battaglia delle major e dell’organizzazione di categoria RIAA.
Un interessante articolo della Associated Press pubblicato nei giorni scorsi fa invece la conta dei dissidenti: tra questi Brian Eno, Chuck D, Sananda Maitreya (già noto come Terence Trent D’Arby) e le canadesi Heart, che insieme a una quindicina di altri colleghi si sono schierati esplicitamente, in tribunale, dalla parte di Grokster e Morpheus, sostenendo che il file sharing, anche “pirata”, è utile a far conoscere la loro musica al pubblico e che restrizioni normative rischiano di bloccarne il potenziale promozionale e distributivo ristabilendo le disparità di condizioni, tipiche del mondo discografico tradizionale, tra artisti legati alle major e artisti indipendenti. Su posizioni simili si schierano, non da oggi, altri musicisti come Jeff Tweedy dei Wilco: “Il file sharing è un po’ come la nostra versione della radio”, ha ribadito il rocker americano, “un posto dove i fan possono comportarsi come tali e non sentirsi oggetto di uno sfruttamento a cui tutta l’industria, sostanzialmente, tende. Giusto essere pagati, ma qui si tratta di incoraggiare la gente a sentirsi più un mecenate delle arti che un consumatore”. Ma anche discografici come Andy Gershon della V2: “Il gatto è uscito dal sacco e ormai è così lontano che non ha senso continuare a lottare”, ha dichiarato all’AP il dirigente americano dell’etichetta di Richard Branson. “Tanto vale fare in modo che la gente si appassioni alla nostra musica, che questa venga scaricata illegalmente oppure no”. E John Beezer, presidente della società che distribuisce il programma di file sharing Weed, ricorda che già più di 7 mila artisti, la maggior parte dei quali indipendenti, sono ricorsi ai suoi servizi per distribuire musica in rete gratis e a pagamento: tra questi proprio i succitati Chuck D, Heart e Sananda Maitreya.