Mortadella femminista: Myss Keta racconta l’album “Paprika” – VIDEOINTERVISTA

Mortadella femminista: Myss Keta racconta l’album “Paprika” – VIDEOINTERVISTA

La gente che transita sul marciapiede si ferma a sbirciare quel che accade al di là della vetrina. In una storica gastronomia di Corso Venezia, a Milano, c’è Myss Keta che presenta il suo nuovo album “Paprika”. Impossibile non notarla. È avvolta in un lungo vestito in latex, indossa un copricapo con aureola e frange cadenti, una mascherina e occhiali da sole, tutti rigorosamente rossi. È la tinta dominante del disco che uscirà venerdì 29 marzo. In copertina, la cantante milanese cavalca un’enorme mortadella, una citazione del film con Valeria Marini “Bambola”. Altri riferimenti nel titolo: Tinto Brass e Satoshi Kon. “Volevo mostrare una Myss Keta potente e consapevole del proprio corpo. La posa è ironica e seria al tempo stesso. È da un po’ che sto riflettendo sul corpo femminile, non sulla sua sensualità, ma sulla potenza primitiva, archetipica e generatrice che comunica”.

Sì, è Myss Keta quella che parla. Se un anno fa aveva presentato il suo primo disco per una major “Una vita in capslock” inanellando divertenti assurdità e fandonie da mitomane, calcando la mano sul suo personaggio di diva un po’ underground e un po’ nazional-popolare, oggi è inaspettatamente seria – nonostante il vestito e i baci e i “ciao amore, che tenero” che dispensa ai passanti. Ammette che la canzone “Battere il ferro finché è caldo” fornisce una chiave di lettura, ironica s’intende, dell’album. Che difatti esce a un solo anno di distanza dal precedente, dopo che Keta ha aperto per Cosmo al Forum, e che contiene tre remix di pezzi già noti. Sì, Myss Keta sta battendo il ferro finché è caldo.

Se “Una vita in capslock” era la “Divina commedia” di Keta, una sorta di discesa agli inferi, “Paprika” è meno cupo. “Il disco dell’anno scorso guardava all’interno ed era un po’ claustrofobico, questo si apre a persone, sonorità, ritmi, mondi. Abbiamo cercato suoni colorati: rap old school, melodie R&B, strumenti mediorientali, ritmi latini, il tutto reinterpretato nella chiave sonora future pop che caratterizza Myss. Abbiamo aperto un dialogo con rapper, cantanti e produttori”. Si tratta di Elenoire Ferruzzi, Wayne Santana, Gemitaiz, Gué Pequeno, Quentin40, Cacao Mental, Populous, il trio Elodie, Priestess e Joan Thiele nel remake di “Le ragazze di Porta Venezia”, Gary Ponte e il più inatteso, Mahmood. “È una persona superspeciale che conosco da tempo. È venuto fuori un pezzo, che abbiamo inciso prima di Sanremo, molto personale e intimo. È stato possibile perché c’è vicinanza mentale”.

La canzone si intitola “Fa paura perché è vero”, chiude l’album ed l’unica che dà la sensazione che Myss Keta cali la maschera. Non starà mica diventando meno ironica e più sincera? “Non vedo ironia e sincerità come cose distinte. Però mi auspico che cominci a prendermi sul serio chi un tempo leggeva solo l’ironia nel progetto di Myss Keta – una cosa che c’è e sempre ci sarà, perché uso un linguaggio grottesco, satirico, caricaturale. Questo progetto è frutto di un vero sforzo coordinato di tante persone”. Diventa ancora più seria quando racconta i messaggi delle fan che incontra o che le scrivono: “La cosa migliore è sentire qualcuno che ti dice: mi hai dato il coraggio per essere me stessa. Sono le cose che ti fanno andare avanti”.

Keta si lamenta poi della presenta di poche donne nel rap. “Il motivo? Si chiama patriarcato. È il 2019 e ancora viviamo ancora in un mondo costruito su riferimenti culturali maschili. Si pensa che gli uomini possano parlare a tutti e che le donne parlino solo ad altre donne”. Non che certi featuring del disco suonino femministi… “Gli artisti erano miei ospiti e ho dato loro carta bianca. E poi, magari il remix di ‘Una donna che conta’ verrà ascoltato dal pubblico di Wayne e potrà spalancare una porta”. Un’altra porta che è stata spalancata è quella della cultura… che conta. Il testo del singolo “Pazzeska” è stato infatti analizzato dall’account Twitter della Treccani.

Il tour partirà il 30 aprile da Torino, dopo una serie di appuntamenti instore. “Sul palco vedrete tutti gli aspetti di Myss Keta. Vogliamo far uscire la parte più energetica e la natura primordiale della performance live. Dev’essere un momento di condivisione col pubblico, anche staccato dall’album, una comunicazione di un altro livello. Sarà pirotecnico, con visual favolosi, ballerine fantastiche e nuove coreografie”. E c’è un filo rosso che lega tutto i riferimenti estetici del nuovo album? “Cavolo, non lo so è una domanda difficile”.

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