NEWS   |   Recensioni concerti / 26/03/2019

L'amore per il dettaglio di Anderson.Paak: il concerto al Fabrique di Milano. Recensione e scaletta

L'amore per il dettaglio di Anderson.Paak: il concerto al Fabrique di Milano. Recensione e scaletta

In un mercato musicale che sta tornando ad essere ancora più settoriale, frammentato e specialistico, vedere un talento completo come Anderson .Paak fa ancora più impressione (positiva, s'intende). Suona la batteria, canta, rappa, balla, tiene il palco splendidamente e in più scrive e produce. Un artista a tutto tondo si sarebbe detto nel secolo scorso. In più mescola sapientemente e naturalmente funk, soul, hip-hop, r&b e jazz. Per tutto questo e per molto altro ancora ieri il Fabrique era stracolmo (oltre 3000 persone), sold out ormai da settimane e con un parterre gremito da rapper e musicisti di varia estrazione, da Salmo a Rodrigo D'Erasmo, da Nitro a Mahmood. Se il suo precedente disco “Oxnard” indugiava più sul terreno hip-hop, dal vivo il 33enne californiano riesce a surfare più tra i generi con maestria. E il quintetto dei The Free Nationals gli va dietro con visibile divertimento.

“The Chase” il pezzo iniziale del set milanese che la band esegue dietro un velo trasparente, con quel beat nervoso, il flauto jazzy e gli archi campionati ci trasporta subito in un film di blaxpoitation à la Shaft. Da lì in poi è stato un susseguirsi di ottima black music: in “Who R U?” .Paak dà prova delle sue doti di ballerino con passi tipo Michael Jackson, “6 Summers” fa entrare il concerto in modalità funkedelica, mentre con “Bubblin'” che gli è valso il recente Grammy (Best Rap Performance 2018) mostra le sue buone doti di rapper.

Paak come un furetto si alterna tra i tamburi ai bordi del palcoscenico, senza un attimo di tregua, sempre con il sorriso, coinvolgendo il pubblico, facendo stage diving mentre continua a rappare con la sua voce al contempo roca e soffice.

Le canzoni di “Malibu” dal vivo brillano ancora di più, come "Heart Do not Stand a Chance" cantata in coro dal pubblico, il soul retrò di "Put Me Thru" e il basso incisivo di "Come Down" che non può non ricordare James Brown.

Anche il singolo “Tints” originariamente eseguito con Kendrick Lamar, qui assume tinte più jazz grazie alla tromba di Maurice Brown e l'inserimento della vocalist Tayla Park che ha aperto il concerto. C'è anche spazio per il side poject di .Paak “NXWorries” in collaborazione con il produttore Knxledge e anche per il nuovo singolo “King James” dedicato al cestista LeBron James, tratto dal nuovo album che uscirà in Aprile. Peccato che non sempre l'acustica del Fabrique renda giustizia ai bravi musicisti che lo accompagnano.

Il finale è dedicato tutto ai singoloni come “Am I Wrong” che tra lanci di coriandoli e getti di vapore fa esaltare il pubblico.

L'ultimo pezzo del concerto è un tributo a Mac Miller, il rapper di Pittsburgh recentemente scomparso con cui Anderson. Paak collaborò. “I can’t keep on losing you, Over complications, Gone too soon, Wait, we was just hangin’”: “Dang!” era originariamente una canzone su una separazione sentimentale, ma il cui testo oggi assume tutto un altro significato.

In una recente intervista ha dichiarato che il punto davanti al cognome è per rimarcare il fatto che l'artista californiano ci tiene ai dettagli. Anche in questa occasione lo ha dimostrato.

(Michele Boroni)

SETLIST

The Chase

Who R U?

Bubblin'

Milk n' Honey

6 Summers

Saviers Road

Smile/Petty

Heart Don't Stand a Chance

Beauty & Essex

Anywhere

Might Be

The Waters

Trippy

Put Me Thru

Suede (NxWorries)

Come Down

Tints

King James

Am I Wrong

Lite Weight

Dang! (Mac Miller)

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