Michael Jackson: l’opinione di Rockol su “Leaving Neverland”

Michael Jackson: l’opinione di Rockol su “Leaving Neverland”

La notizia che abbiamo pubblicato alcune ore fa, in cui si segnalava la messa in onda sul canale 9 del documentario “Leaving Neverland”, ha suscitato critiche sul nostro Facebook. Siamo stati accusati di “pubblicizzare” il documentario, e quindi indirettamente di schierarci dalla parte degli accusatori di Michael Jackson. Niente di più sbagliato; come abbiamo scritto, “guardate e deciderete”.
Abbiamo guardato la prima parte, e qui di seguito troverete la nostra opinione.

“Leaving Neverland” ha un limite (evidentemente) intrinseco: raccoglie le dichiarazioni di due persone che sostengono di essere state molestate sessualmente da Michael Jackson, e lo fa senza che i loro racconti siano stati verificati - e senza che siano verificabili. Per quanto mi riguarda, non sto da una parte né dall’altra: non faccio parte di una giuria di tribunale, né mi compete stabilire se e quanto siano attendibili i ricordi di James Safechuck e Wade Robson. I fedelissimi fan di Michael Jackson hanno già deciso da che parte stare, e non ha alcun senso dar loro torto o ragione. Personalmente ritengo, e lo dico in totale sincerità, che i comportamenti personali di un artista non debbano influenzare la mia opinione sulle sue produzioni - che siamo musicali, cinematografiche o letterarie. Non mi sognerei mai di mettere in discussione le fantastiche capacità attoriali di Kevin Spacey (e considero eccessivo l’ostracismo al quale è stato sottoposto). Analogamente, la mia opinione sull'importanza e sulla qualità della produzione musicale di Michael Jackson non è condizionata dalle accuse che riguardano il suo comportamento privato.
Ho guardato martedì sera la prima parte del documentario, ed è stata un’esperienza piuttosto disturbante. Appesantito da un doppiaggio italiano inutilmente melodrammatico, che ha reso troppo “recitate” le testimonianze di Safechuck e Robson, “Leaving Neverland” mi ha messo a disagio, soprattutto per l’insistenza morbosa sui dettagli delle presunte interazioni sessuali fra i due e Jackson. Non sono una verginella, intendiamoci, ma a mio avviso non ci sarebbe stato bisogno di specificare con tanta insistenza quante volte, dove e come si sarebbero consumate le molestie sui due (allora) bambini. Mi è parsa pornografia, nel senso stretto del termine (“descrizione esplicita di un atto sessuale”); una pornografia fredda e clinica, oltre che moralistica, quindi ancor più sgradevole.
Le quasi due ore di visione mi hanno lasciato però con una convinzione precisa: ed è che le due autodichiarate vittime, ammesso che lo siano state, di Jackson, lo sono state però sicuramente di madri ambiziose, abbagliate dalla celebrità quanto e più dei loro figli, e che dal rapporto “speciale” che questi avevano con il cantante si sono sentite personalmente gratificate e beneficate, sia socialmente sia economicamente. Più volte, guardando il documentario, mi sono chiesto se mia moglie ed io avremmo lasciato che nostro figlio bambino frequentasse tanto assiduamente, e spesso da solo, un adulto - chiunque fosse questo adulto. E mi sono risposto che no, non l’avremmo permesso. “Ci sembrava una favola, avevamo perso il senso della realtà”: è in questa frase di una delle due madri che condenserei il comportamento delle famiglie - piuttosto disfunzionali - Safechuck e Robson. E sinceramente mi domando con quale coraggio le due signore abbiano acconsentito a farsi intervistare ammettendo candidamente la loro, chiamiamola così, “leggerezza”. Le colpe di queste due madri sono gravi e imperdonabili, e accertate, anzi ammesse e quasi dichiarate; quelle di Michael Jackson sono tutte da dimostrare, e lo rimarranno per sempre.
Franco Zanetti

 

Dall'archivio di Rockol - Thriller: Quando Michael Jackson diventò il Re del Pop
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.