NEWS   |   Recensioni concerti / 15/03/2019

Nella stanza singola di Franco126: il racconto del concerto

Nella stanza singola di Franco126: il racconto del concerto

Il palco è la sua stanza singola, quella cantata nell'album uscito all'inizio dell'anno: ci sono tre lampadari appesi, un divanetto, un vecchio televisore (uno di quelli col tubo catodico), una lampada in un angolo e un'abat-jour in un altro angolo, mentre lo sfondo riproduce la parete della camera, con tanto di carta da parati. La playlist che anticipa l'ingresso di Franco126 e dei suoi musicisti sul palco è da effetto karaoke garantito e mette insieme i classici dei cantautori che il cantautorapper romano ha citato tra i punti di riferimento del suo disco: c'è Sergio Caputo, c'è Claudio Baglioni, c'è Renato Zero, c'è Pino D'Angiò e c'è ovviamente Califano, che forse più di tutti gli altri ha ispirato le canzoni di "Stanza singola". È su "Minuetto" che le luci della sala iniziano pian piano a spegnersi, mentre i ragazzi e le ragazze sotto al palco cantano in coro insieme a Mia Martini: "E vieni a casa mia, quando vuoi, nelle notti più che mai, dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi...", ed è bello accorgersi di come certe canzoni siano riuscite a resistere ai decenni e a toccare più generazioni, anche quelle più giovani.

Ma ecco che arriva Franchino: occhiali da sole, felpa della Lovegang (la crew trasteverina di cui è uno dei membri più importanti), un sorriso timido sotto i baffetti, rompe il ghiaccio con "Fa lo stesso", "San Siro" e "Brioschi", tre pezzi di "Stanza singola", per far entrare subito il pubblico nel mood del disco e del concerto, tra sonorità acustiche e quel giusto pizzico di elettronica. È tranquillo e rilassato: stasera gioca in casa, nella sua Roma, e il boato che accoglie le prime tre canzoni in scaletta somiglia a un vero e proprio "bentornato". "Solitamente a questo punto del concerto tiriamo fuori una serie di bire, tre per l'esattezza", dice, dopo essersi assicurato di avere il pubblico dalla sua. Le tre bire - sì, con una sola erre, perché a Franchino piace ostentare il suo accento romano, e lo fa con molta fierezza - sono quelle di "Noccioline" ("M'hai detto famo aperitivo, io ho preso tre bire"), una canzone di "Polaroid", l'album pubblicato nel 2017 insieme all'ex sodale Carl Brave e diventato ormai, almeno a Roma, la città al centro delle loro canzoni, un disco generazionale, come confermano le braccia al cielo e la gioia negli occhi dei ragazzi e delle ragazze in sala.

Per la nostalgia, però, sembra esserci poco spazio: "Adesso si continua, la prossima rumba è un altro pezzo che parla di cibo a modo suo e di ristoranti cinesi, che sono la mia grande passione", taglia corto il cantautore con "Nuvole di drago", un'altra canzone del suo album solista, salvo poi tornare a far scricchiolare i cuori dei fan del duo con un medley composto da "Solo guai" e "Sempre in due": "E c'avrei scommesso su noi due, una vita intera sempre in due", sussurra Franco (che canta solo le sue parti), e sembra rivolgersi proprio a Carl, ora che i due hanno preso strade diverse - e che in futuro, forse, non s'incontreranno più.

Ci vuole qualcosa di potente per tirare su il morale di Franco e del pubblico, adesso. "Senza di me" con Gemitaiz, primo ospite della serata, arriva al momento giusto: l'impeto del rapper romano spazza via la nostalgia e la malinconia dei bei tempi andati e torna a dare parecchia carica al cantautore, che poi prosegue snocciolando un altro paio di pezzi di "Stanza singola", "Parole crociate" e "Oi oi". "Ve piace tutto st'acchitto? Ce sta pure er divano, me ce vorrei sdraià", scherza Franchino con i ragazzi sotto al palco, commentando la scenografia. "La prossima canzone è quella che dà il titolo al disco. Vorrei farla con la persona con cui l'ho registrata, ma purtroppo stasera non ha potuto esserci", dice riferendosi a Tommaso Paradiso, ma tutti sanno che sta bleffando e che da un momento all'altro il frontman dei Thegiornalisti si materializzerà sul palco. Come infatti succede: "Fate un applauso incredibile per la più grande penna che c'è in questo momento", urla al microfono Paradiso, abbracciando Franco.

A Califano è dedicato uno dei momenti più belli del concerto, un medley acustico tutto chitarra e voce che vede Franchino omaggiare l'indimenticabile cantautore con due dei brani più rappresentativi del suo repertorio, "Io non piango" e "La mia libertà". E quando subito dopo attacca "Ieri l'altro", dedicata gli amici di una vita, esplicita ancora di più l'influenza del Califfo sul suo stile di scrittura, così intimista e malinconica: "E lo sai che mi sembra ieri l'altro / mi suona in testa la tua risata / come fossi nella stanza accanto".

Arriva il momento dei saluti. Con "Frigobar", la canzone che di fatto ha segnato l'inizio del suo percorso solista, nonché la prima anticipazione di quello che sarebbe poi diventato "Stanza singola", Franco ci accompagna verso la porta: "Purtroppo non ho altri pezzi, ma prometto che ne farò", promette, prima del bis.
Allora ci rivediamo presto, Franchì.

di Mattia Marzi

"Fa lo stesso"
"San Siro"
"Brioschi"
"Noccioline"
"Nuvole di drago"
"Solo guai"
"Sempre in due"
"Senza di me" (con Gemitaiz)
"Parole crociate"
"Oi oi"
"Interrail"
"Stanza singola" (con Tommaso Paradiso)"
Medley Califano: "Io non piango/La mia libertà"
"Ieri l'altro"
"Vabbè"
"Frigobar"

Bis:
"Brioschi"
"Senza di me"

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