“L’umano è diventato disumano”: il rapper Nayt racconta il primo album per una major “Raptus 3” – INTERVISTA

“L’umano è diventato disumano”: il rapper Nayt racconta il primo album per una major “Raptus 3” – INTERVISTA

“Non so da dove vengono questa rabbia, questa fame. È una domanda che mi sono fatto un sacco di volte. So che tento di trasformarle in qualcosa di grande. Provo il bisogno di dare qualcosa al mondo”. Nayt ha 24 anni e un po’ di cose da dire. Il suo primo album per la Sony “Raptus 3” contiene molte cose: la coscienza, la voglia di potere, l’amore, la rabbia, un pezzo d’Italia, Corinaldo. “So che oggi la soglia d’attenzione è bassa. Voglio raccontare qualcosa di potente in modo semplice e conciso, ma non banale. Qui in Italia, anzi nel mondo, il più trasgressivo è innocuo e io la voglio combattere questa cosa. Nessuno si sbilancia, nessuno alza la voce. Io dico: basta essere innocui, basta con questi finti rivoluzionari che non hanno niente da dire. Vorrei usare l’arte per fare qualcosa di concreto per la vita delle persone. Mi guardo attorno e non vedo umanità, né empatia. L’umano è diventato disumano”.

Nayt è un rapper con una coscienza. Neanche lui sa da dove gli è venuta. “Forse quel che mi rende diverso è la sensibilità, il sapermi ascoltare, la sincerità con me stesso e verso il mondo”, dice. “E ci vuole del lavoro, perché la verità fa paura”. Non è mai stato riconosciuto dal padre ed è cresciuto solo con la mamma, “una ragazza-madre che lavorava per mantenermi ed è riuscita a non farmi mancare niente”. È stata forse questa cosa a trasmettergli la “Fame” che dà il titolo all’unico pezzo del nuovo album con un featuring, MadMan. In “Inferno” riesce a rappresentare la volontà di potenza di chi vuole tutto e subito (“Voglio ogni puttana non una ragazza, voglio un edificio non voglio una casa”) e al tempo stesso la riconosce come una dannazione, come un impulso autodistruttivo. Dentro “Raptus 3” ci sono entrambe le cose: il vanto da spaccone e la sua critica. “Metto in una prospettiva maligna difetti e fragilità dell’uomo. So che a una parte di me piace l’autodistruzione, buttare all’aria un pianeta, distruggere dei valori”.

Forse l’aggettivo “maligno” non è casuale. In “Raptus 3” ci sono riferimenti alla religione, a Dio, al peccato. “È per via della cultura cattolica del nostro paese che bene o male finisce per influenzarti. Io vorrei, ma non riesco a credere. Non la trovo la fede, non trovo la risposta alla domanda: perché esistiamo? Perché tutto questo? Che senso ha? Se ci pensi, è la domanda che sta alla base di ogni nostro problema, di ogni nostra paura. Sono agnostico e non sono in grado di darmi una risposta. Ma dentro di me, nella mia coscienza, so distinguere quel che è giusto da quel che è sbagliato. E la coscienza non va sporcata”.

Se altri rapper usano il reale per commentarlo da una posizione di vantaggio, Nayt tende a prendersi carico anche delle cose negative. E così in “La mia voce” cita la tragedia di Corinaldo come qualcosa di talmente sconvolgente da svelare la vacuità d’ogni altra cosa. “In quel pezzo dico: forse ce la sto facendo, ma non me ne frega niente perché sono morti dei ragazzi. Mi chiedo persino se sono complice del sistema che li ha portati lì, quella sera”. Nayt è anche il rapper dei dubbi. “Non so dove ho imparato a farmi tante domande. So che mettere in dubbio e soprattutto mettersi in dubbio è fondamentale per crescere. Se non continui a farlo, diventi superficiale e vuoto, è questa la mia paura. Alleno la sensibilità. L’empatia è importante”.

Nonostante la giovane età, Nayt (vero nome William Mezzanotte) ha una lunga storia alle spalle. La racconta così: “Nel 2009 scopro che non c’è solo il pop italiano, che c’è anche il rap. Divento una spugna, assorbo da chi mi circonda. Nel 2010 inizio ad andare in studio da 3D e qualche mese dopo pubblichiamo il primo pezzo assieme. Facciamo anche un video, sono uno dei rapper più giovani ad averne uno. Firmo un contratto che mi regala cose belle, ma anche toste per un ragazzo giovane e senza esperienza come me. Rallento, mi fermo, devo levarmi dal contratto. Ci riesco alla fine del 2013. Nei primi mesi del 2014 torno in studio con 3D, lavoriamo da indipendenti, parte il nostro viaggio. Mettiamo in piedi la nostra società, la VNT1, e ora facciamo uscire per la prima volta un disco nei negozi che viene lavorato come si deve”.

“Raptus 3” è il terzo capitolo di un saga nata nel 2015 come sfogo. “Ero giovane, non sapevo che direzione dare alla mia musica. Mi sono detto: sai che c’è? Faccio un progetto che si chiama ‘Raptus’ e ci metto dentro tutto quel che mi viene fuori”. A Nayt piace rappare veloce – è cresciuto ascoltando Eminem, Kendrick Lamar, Fabri Fibra, la scuola romana di Gemitaiz e Primo – ma anche misurarsi con cose diverse come dimostrano le tante influenze presenti nel disco. “All’inizio ‘Raptus’ era un progetto sperimentale, col tempo è diventato uno stile vario, vero, spontaneo. Voglio spaziare, superarmi, stupirmi”.

Nayt parte sempre dalla musica. “Non scelgo un tema di cui scrivere. Semplicemente, scrivo su una base americana, a volte la colonna sonora di un film o una canzone sentita in una pubblicità che scopro con Shazam. Poi in studio con 3D riarrangiamo tutto. Non conosco la tecnica della musica, ma sono presente a ogni sessione di produzione e cerco di indirizzare il sound, l’atmosfera, l’emozione. E 3D ha un grande talento: ha una visione complessiva della canzone”. Nayt ci mette l’ambizione: “È il carburante della creatività”.

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17 dic
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