Jack Savoretti racconta il nuovo album 'Singing to strangers', con un inedito di Bob Dylan. Video, intervista

Jack Savoretti racconta il nuovo album 'Singing to strangers', con un inedito di Bob Dylan. Video, intervista

Non succede a tutti di poter musicare un testo inedito di Bob Dylan. È accaduto a Jack Savoretti, che ha messo in musica un testo anni ’90 del padre di tutti i cantautori. La canzone s’intitola “Touchy situation” ed è contenuta nel nuovo album del cantante italo-inglese “Singing to strangers”, in uscita il 15 marzo. “È un disco romantico, ma non nel senso dei cuoricini. San Valentino non è romanico, la morte è romantica. Questo disco lo vedo come un film, è la colonna sonora della storia di un uomo che prova amore per la moglie e i figli, ma poi va in giro per il mondo e intrattenere gli sconosciuti. È l’eterna battaglia fra amore e dovere. Io ci ho aggiunto una cornice più romantica e drammatica”.

Dopo due album tutto sommato simili come “Written in scars” e “Sleep no more”, che l’autore considera parti di uno stesso progetto, Savoretti ha voluto cambiare tutto e fare quello che descrive come un album italiano cantato in inglese registrato a Roma. “Quei due dischi erano nati durante lo stesso periodo della mia vita, avevano gli stessi temi, la stessa energia e la stessa frustrazione. Questo è diverso. Mi sono trasferito da Londra nella campagna inglese con mia moglie, i figli, i cani. In città ero un londinese, in campagna sono diventato l’unico italiano del villaggio. È così che ho ritrovato la mia italianità”.

Per registrare “Singing to strangers”, Savoretti è andato al Forum Music Village di Roma, lo studio fondato da Ennio Morricone, “un posto che trasuda storia, come Abbey Road". Ha insistito per portare in studio la propria band. "Quando arrivi a Roma la città ti cambia. Sono arrivati i miei amici, quattro scozzesi; sono andati via che sembravano quattro Mastroianni. Il caos elegante della città ha influenzato il mood dell’album. Ho voluto recuperare le musiche degli anni ’60 di cui non si parla spesso, quelle in cui lo stile da crooner europeo che s’accompagna con l’orchestra incontra il groove di un gruppo rock. Dentro ci sono le linee di basso del Serge Gainsbourg di ‘Histoire de Melody Nelson’, il soul della Motown, i dischi d’epoca di Patty Pravo, Mina, Lucio Battisti”. In quanto al titolo, deriva da un dialogo che ha sentito per caso fra la figlia e un’amica. Che fa tuo papà?, gli ha chiesto l’amica. E lei: non lo so, va in giro per il mondo a cantare agli sconosciuti.

La possibilità di lavorare a un testo di Dylan deriva da circostanze fortuite. “Grazie ai miei manager si era aperta l’opportunità di lavorare con Steve Earle, uno dei padrini del vero country. Non è successo e il suo management per scusarsi mi ha chiesto se fossi interessato ad alcuni testi anni ’90 di Bob Dylan che avevano ritrovato in una valigia. Quarantotto ore dopo mi è arrivata una email firmata da Bob Dylan contenente due testi. Uno era cortissimo e vago, non ci ho capito niente. Il secondo, che mi hanno detto aveva scritto per ‘Time out of mind’, era perfetto, era come se Dylan sapesse quel che stavo vivendo io. Mi apparteneva. Ero molto eccitato”. Savoretti ha poi vissuto alcune fra le ore peggiori della sua vita. “Mi sono messo lì con la chitarra, ma sembrava impossibile non scimmiottare Dylan. Mia moglie mi ha detto che stavo trasformando una canzone di Dylan in una brutta cover. Sono andato al pianoforte e finalmente ho sentito mia la canzone. Mi sento come uno che ha trovato per caso valigia piena di soldi”. L’ok del management di Dylan è arrivato all’ultimo momento. “Le due settimane più brutte della mia vita”.

In aprile, Jack Savoretti terrà tre concerti Italia, il 16 al Gran Teatro Geox di Padova, il 17 al Fabrique di Milano, il 18 all’Atlantico di Roma, cui seguirà un tour europeo. In apertura ci sarà la cantautrice italo-nigeriana Afra Kane, “una ragazza dal talento stratosferico che ho trovato su Instagram. Potrebbe essere uno dei più grandi talenti in Italia e ha solo 700 follower”. Nei concerti vorrebbe recuperare il brivido provato quando si è esibito nei teatri d’opera italiani. “Ho riprovato un terrore che non sentivo da anni. Avevo dimenticato quanti mi piacesse questo terrore. Ho fatto un album diverso anche per rivivere l’eccitazione che mi mancava”.

Dall'archivio di Rockol - racconta "Singing to strangers"
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