Kurt Cobain, il 25esimo anniversario della morte: discorso di Courtney Love alla veglia pubblica del 10 aprile 1994 a Seattle

Kurt Cobain, il 25esimo anniversario della morte: discorso di Courtney Love alla veglia pubblica del 10 aprile 1994 a Seattle

E' il 10 aprile del 1994: due giorni prima, il mondo viene scosso dalla notizia del suicidio di Kurt Cobain, il leader dei Nirvana che poco più di un mese prima era stato ricoverato in un ospedale di Roma - dove si trovava per le date italiane del tour in supporto a "In Utero" - per intossicazione da alcol e farmaci.

I fan della voce di "Smells Like Teen Spirit", ma - più in generale - tutta la comunità cittadina di Seattle, si ritrova presso il Seattle Center, uno spazio aperto nel centro cittadino in origine concepito per l'esposizione universale del 1962, per una veglia in memoria di Cobain. Verso la fine della giornata di preghiera e ricordi, sul posto arriva la vedova dell'artista, Courtney Love. Nella mano stringe un foglio, sul quale lo scomparso marito aveva scritto un ultimo messaggio prima di togliersi la vota. La leader delle Hole, pur stravolta dal dolore, prende coraggio, si attacca al microfono e ai fan rivolge queste parole:

Davvero non so cosa dire. Mi sento esattamente come voi, ragazzi, anche se non credo che voi foste abituati a sedergli accanto nella stessa stanza mentre suonava la chitarra e cantava. Mi sento così onorata di essergli stata vicina...

In ogni modo, ha lasciato una nota, che è più di una lettera ai suoi cazzo di discografici. Non so cosa sia successo. Voglio dire, so che sarebbe successo, ma avrebbe potuto succedere quando avrebbe avuto quarant'anni. Diceva sempre che sarebbe sopravvissuto a tutti, fino a compiere 120 anni. Non vi leggerò tutto il messaggio, perché non sono cazzi vostri, ma c'è qualcosa che vi riguarda. E non penso che leggerlo gli tolga dignità, considerato che quello che vi leggerò è indirizzato alla maggior parte di voi. E' talmente stronzo. Voglio che tutti voi gridiate 'stronzo'...

"Queste righe sono davvero facili da capire. Tutti gli avvertimenti dei corsi base di punk rock ricevuti nel corso degli anni dai miei esordi circa la - chiamiamola così - etica dell'indipendenza e della vostra comunità si sono dimostrati verissimi. Non provo più entusiasmo nell'ascoltare musica, né nel crearla, né nel leggere o scrivere da troppi anni, ormai. E questo mi fa sentire terribilmente colpevole. Come quando, nel backstage, prima di un concerto, le luci in sala di spengono e sento il boato del pubblico, non mi sento come si sentiva Freddie Mercury, che sembrava amare e ricevere energia dall'adorazione e dall'amore della folla...".

Beh, Kurt, ma che cazzo? Allora non fare la rockstar, stronzo...

"... che è una cosa che gli ho sempre incondizionatamente invidiato e ammirato. Il fatto è che non posso imbrogliarvi, nessuno di voi. Semplicemente, non sarebbe giusto né nei miei né nei vostri confronti. Il peggior crimine che possa immaginare sarebbe quello di fingere facendo credere che mi stia divertendo al 100%".

No, Kurt. Il peggior crimine per te credo sia stato quello di continuare a essere una rockstar quando tu lo odiavi, cazzo.

"Certe volte mi sento come se dovessi timbrare il cartellino quando salgo sul palco: ho provato con tutte le forze ad apprezzarlo - e l'apprezzo, per Dio, credetemi - ma non è abbastanza. Ho apprezzato il fatto che io e gli altri abbiamo coinvolto e intrattenuto un sacco di gente. Devo essere uno dei quei narcisisti che apprezzano le cose quando non ci sono più. Sono troppo sensibile. Ho bisogno di stordirmi per recuperare l'entusiasmo che avevo da bambino. Nel corso degli ultimi tre tour sono riuscito ad apprezzare molto di più le persone conosciute di persona, e i fan della nostra musica. Ma ancora non riusco a superare la frustrazione, il senso di colpa e l'empatia che provo per tutti. C'è del buono in tutti noi, e credo di amare troppo le persone..."

Allora perché non sei rimasto, cazzo?

"... così tanto da sentirmi semplicemente troppo triste, cazzo. Il piccolo triste, sensibile, ingrato, uomo di Gesù. Perché non ti diverti e basta? Non lo so..."

Oh, stai zitto, bastardo. Perché non te la sei goduta? Non lo so.

Poi inizia a parlare di cose personali, mie e di Frances [la figlia], che non sono affaracci vostri.

"Mi è andata bene, molto bene, e di questo sono grato, ma dall'età di sette anni trovo insopportabile il genere umano in generale. Solo perché a tutti sembra così facile tirare avanti con empatia..."

Empatia?

"Solo perché troppo amo e provo troppo dolore per le persone, credo. Grazie a tutti dal profondo del mio bruciante, nauseato stomaco per le vostre lettere e i vostri pensieri durante gli anni passati. Sono diventato troppo un bambino incostante e lunatico. Non ho più la passione. Pace, amore ed empatia. Kurt Cobain".

E poi ci sono altre cose personali che non vi riguardano. Ricordate, queste sono tutte stronzate... Adesso mi sdraio nel nostro letto, e mi sento così triste... Mi sento esattamente come voi. Mi dispiace così tanto, ragazzi. Non so cosa avrei potuto fare. Vorrei essere stata qui, e vorrei non aver ascoltato altra gente, ma l'ho fatto.

Devo andare, adesso. 

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