NEWS   |   Industria / 11/03/2019

Produttori, autori e boss dell'industria musicale contro Spotify e gli altri colossi

Produttori, autori e boss dell'industria musicale contro Spotify e gli altri colossi

Parlare di una guerra dello streaming è forse ancora prematuro, ma le premesse sembrano esserci tutte. Da un lato ci sono produttori, autori e boss dell'industria musicale, dall'altro le piattaforme di streaming, Spotify in testa, accusate di non retribuire adeguatamente gli autori delle canzoni.

Secondo quanto riferito da Music Business Worldwide, sito dedicato alle notizie del mondo dell'industria discografica, alcune grandi compagnie come Spotify e Amazon hanno presentato negli scorsi giorni un'obiezione legale nei confronti di un'ordinanza del Copyright Royalty Board, che imponeva alle piattaforme di streaming di aumentare i pagamenti relativi alle royalties portandoli al 44%.

La notizia dell'azione legale intrapresa da Spotify e dalle altre compagnie non ha lasciato indifferenti i protagonisti dell'industria musicale: produttori, autori e personalità di spicco del music business hanno speso parole durissime nei confronti delle piattaforme (elogiando invece la concorrente più agguerrita di Spoitify, Apple Music, che a differenza delle altre società non ha deciso di opporsi all'ordinanza del Copyright Royalty Board).

Uno dei primi ad esprimersi sulla vicenda è stato Irving Azoff, manager di diverse star del pop e rock internazionale, che ha twittato: "Apple capisce di fare il bene degli artisti. È evidente che Google, Pandora, Spotify e Amazon non lo facciano". Dura anche la reazione di Justin Tranter, autore di hit portate al successo da - tra gli altri - Ariana Grande, Justin Bieber, 5 Seconds of Summer e Gwen Stefani: "Senza le canzoni queste compagnie non avrebbero nulla da vendere. È vergognoso. Per la prima volta in 110 anni gli autori di canzoni ottengono un aumento delle royalties e questo è il modo in cui le compagnie tecnologiche reagiscono". Gli fa eco Frank Dudes, produttore e dj vincitore di un Grammy: "Trovo davvero deludente che un'azienda come Spotify non supporti le persone dietro le canzoni che rendono possibile il loro modello di business. È scoraggiante vedere la mancanza di rispetto nei nostri confronti da parte di un'azienda che guadagna miliardi di dollari e che trae profitto dal nostro lavoro.

C'è anche chi, come Kenny MacPherson, fondatore e Ceo di Big Deal Music, una società di edizioni musicali indipendente, ha incoraggiato i cantautori a mobilitarsi contro la decisione di Spotify e delle altre piattaforme: "Questo è completamente sbagliato. Jeff Bezos [il fondatore di Amazon] è probabilmente l'uomo più ricco del mondo e Daniel Ek [il fondatore di Spotify] non è da meno. Hanno creato un grande prodotto, quindi perché non supportano una grande creazione come la scrittura di canzoni?".