NEWS   |   Pop/Rock / 10/03/2019

Who, Roger Daltrey: ‘Vi spiego perché Pete Townshend spaccava le chitarre’

Who, Roger Daltrey: ‘Vi spiego perché Pete Townshend spaccava le chitarre’

La scorsa settimana il cantante degli Who è stato ospite alla Live Music Conference che si è tenuta a Londra e Billboard USA ne ha approfittato per fare due chiacchiere con lui, andando a ripescare nel passato uno dei momenti più iconici degli appuntamenti dal vivo della band di “Baba O'Riley”, quello in cui il chitarrista Pete Townshend, terminato il concerto, iniziava a spaccare il suo strumento fino a ridurlo a brandelli. “È sempre frustrante per me che quando leggi degli Who la gente scriva sempre di Pete che spacca una chitarra contro un amplificatore”, ha risposto Roger Daltrey, andando poi a spiegare il perché di quel gesto: “Non lo capivano. Non si trattava dell’aspetto visivo della cosa. Si trattava del suono che faceva. Quando Pete rompeva una chitarra di solito ci volevano circa 10 minuti. Era come il sacrificio di un agnello. Quella cosa avrebbe urlato. Era un’esperienza sonora incredibile. Il volume ci avrebbe lasciati con le orecchie sanguinanti. A volte scendevamo dal palco e il fischio nelle nostre orecchie non se ne sarebbe andato per due giorni”. Insomma, quello di Townshend non voleva essere un gesto plateale ma un puro rituale sonoro, il rituale di un “genio”:

Le persone sprecano in giro la parola ‘genio’ piuttosto facilmente ma quando si tratta di musica e di scrivere le canzoni bisogna dire che Townshend, nella musica rock e nella musica popolare, è probabilmente uno dei più importanti compositori del ventesimo secolo. In quel senso la sua musica contiene del genio.

Con un po’ di amarezza Daltrey ha poi raccontato all’edizione statunitense di Billboard come mai gli Who non siano “più una band”:

Stiamo facendo un nuovo album al momento. Ma è una fase molto strana perché non siamo più una band. semplicemente amo il mio ruolo di essere la persona che prende quella che Pete ha scritto come una canzone solista, la guardo e penso ‘Come faccio in modo che questo lavoro smuova il pubblico?’. È questo processo che per me dà ancora valore al fare dischi. Altrimenti sarebbero solo due ragazzi in due studi diversi.

Per poi concludere:

Non andiamo e facciamo un disco come facevamo all’epoca. Vorrei che fosse così ma non siamo una band. Da quando John e Keith sono venuti a mancare non siamo una band in quel senso. Ma possiamo comunque fare musica e fino a che potrò usare la mia voce perché un brano passi da ‘era uscita una canzone di Pete Townshend’ a ‘è uscita una canzone degli Who’ sono felice.

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