NEWS   |   Industria / 08/03/2019

USA, è guerra sulle royalties tra piattaforme streaming e titolari dei diritti d'autore

USA, è guerra sulle royalties tra piattaforme streaming e titolari dei diritti d'autore

Negli Stati Uniti è scoppiata una gravissima crisi che sta vedendo darsi battaglia da un lato i titolari dei diritti d'autore - nello specifico artisti e società di edizioni - e dall'altro i maggiori servizi streaming musicali, fino a poco tempo fa indicati come esempi virtuosi da contrapporre alle realtà UCG responsabili del fenomeno del value gap.

A generare lo scontro è stata una decisione del Copyright Royalty Board, commissione permanente americana chiamata a deliberare in materia di diritto d'autore, che alla luce del recente Music Modernization Act - provvedimento che ha parzialmente rivoluzionato il mercato delle royalties a stelle e strisce, in particolare quello dei diritti connessi - ha stabilito che i diritti d'autore da corrispondere per lo sfruttamento di opere depositate da parte dei servizi di streaming siano da aumentare del 44% nel giro di dodici mesi.

Contro la delibera del Copyright Royalty Board hanno fatto ricorso tutti i principali servizi di streaming operanti sul mercato americano, da Spotify a Pandora, passando per Google Music, eccezion fatta per Apple Music, che ha deciso di mantenersi neutrale scegliendo di non impugnare la decisione del CRB.

"In una controversa delibera, il CRB ha deciso di aumentare drasticamente le tariffe dei diritti di riproduzione meccanica in modo da far sorgere profonda preoccupazione", si legge in un comunicato congiunto diffuso da Spotify, Pandora e Google: "Se tutto verrà lasciato così com'è, la decisione del CRB provocherà seri danni sia ai titolari di licenze sia a quelli dei diritti d'autore. D'accordo tra noi, abbiamo deciso di chiedere alla Corte d'Appello degli Stati Uniti di rivedere questa decisione".

Non si è fatta attendere, ovviamente, la replica della National Music Publishers Association, associazione di categoria che raggruppa i titolari dei diritti d'autore: "La speranza che il Music Modernization Act rinsaldasse il rapporto tra artisti e servizi di streaming è stata spazzata via dalla decisione di piattaforme come Spotify e Amazon di fare causa agli autori cercando di tagliare di quasi un terzo i pagamenti in loro favore", ha detto senza mezzi termini David Israelite, presidente della NMPA: "Non bastano gesti pubblici ipocriti come comprare spazi pubblicitari per congratularsi con gli artisti chiamandoli 'geni' per nascondere i fatto che questi bulli big tech non rispettino né valorizzino gli autori che rendono possibile il loro business".