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NEWS   |   Vinyl / 14/03/2019

Voodoo chile (now returns): Riccardo Bertoncelli racconta Jimi Hendrix (parte 4)

Voodoo chile (now returns): Riccardo Bertoncelli racconta Jimi Hendrix (parte 4)

Ecco la quarta parte della cover story di Riccardo Bertoncelli del numero 6 di Vinyl, la rivista di DeAgostini dedicata al vinile: la prima parte, la seconda parte, e la terza parte, su DeAgostiniVinyl.com

Hendrix era un fenomeno anche in scena, e questo era un bonus ma anche un subdolo pericolo.
"Non è possibile raccontare tutto quello che faceva con il corpo», rievocò una volta Mike Bloomfield. «Si muoveva con tutti i trucchetti usati dai chitarristi neri fin dai tempi di T-Bone Walker e Guitar Slim, suonava la chitarra tenendola dietro la testa o grattando le corde con i denti. Con lui l’esibizionismo musicale toccò nuovi livelli. Sbatteva la chitarra contro un fianco. Era un gesto sfrontato e produceva un suono di feedback ruggente, gracchiante. I movimenti del corpo erano un tutt’uno con quello che suonava, tanto che non sapevi dire cosa fosse la conseguenza dell’altro».

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Un altro illustre collega, Frank Zappa, esaltò la stessa cosa in un celebre saggio per la rivista Life. «Assistendo a una sua esibizione dal vivo, è impossibile fermarsi all’ascolto. È una musica che in realtà ti prende e proprio ti mangia vivo». Zappa aggiungeva anche una notazione sessuale, e sarà stato anche malizioso, ma non sbagliava. «Il pubblico femminile pensa di Hendrix che sia bellissimo; incute un po’ di paura forse, ma soprattutto è molto sexy. E i ragazzi sembrano soddisfatti del fatto che le loro ragazze siano eccitate sessualmente da Hendrix: solo in pochi mostrano risentimento e invidia. Sembrano arrendersi e dire: “Lui ha un quid che io non ho... e chissà se mai lo avrò. Però voglio provarci, voglio essere come lui”. Allora si sforzano di emularlo e vanno a comprare una Fender Stratocaster, un Arbiter Fuzz Face, un pedale wah wah della Vox e quattro amplificatori Marshall».

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