Le "quote italiane" nelle radio: un intervento (finalmente) sensato

Le "quote italiane" nelle radio: un intervento (finalmente) sensato

Nei giorni scorsi Rockol ha puntualmente aggiornato i suoi lettori sulla proposta di legge Morelli per le quote di musica italiana nelle radio e sulle reazioni da questa suscitate.
Più volte ho avuto la tentazione di commentare alcune di queste reazioni, ma me ne sono sempre astenuto perché non mi interessa entrare nella polemica prendendo posizione; e commentare certe critiche - purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi, dettate da antipatie personali o ideologiche - mi avrebbe fatto ritenere schierato a favore della legge (cosa che, ribadisco, non sono aprioristicamente, così come non sono aprioristicamente contrario). Anche recentissimamente un noto cantautore ha detto in pubblico, richiesto di un parere sulla proposta di legge: "Mi sembra una stronzata. Non so che artista sarei oggi se da ragazzo non avessi ascoltato tutte le canzoni straniere che passavano in radio". Quando questo cantautore era ragazzo, essendo nato nel 1951, le radio erano solo le tre radio RAI, che certo non abbondavano in programmi dedicati alla musica pop e rock internazionale - a memoria, essendo io quasi suo coetaneo, posso citare solo "Per voi giovani"; e per farmi una cultura sulla musica internazionale certo non mi bastava ascoltare la radio (le radio private o "libere" sono nate nel 1975, quando il noto cantautore aveva già pubblicato tre album e mezzo e aveva 24 anni). Nessuno fra i presenti che gliel'abbia fatto notare…
Comunque. Nei giorni scorsi ho letto molto, quasi tutto, ciò che è stato scritto su giornali e siti, sempre augurandomi di trovare finalmente un punto di vista equilibrato, e sempre rimanendo deluso. Mi fa dunque molto piacere poter segnalare (finalmente!) un intervento sensato del collega Gigio Rancilio, che vi invito a leggere qui.

Franco Zanetti

 

Dall'archivio di Rockol - 1991, l'ultimo anno d'oro del rock
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