Osservatorio NUOVOIMAIE, parte 42: il mestiere dell’artista e i suoi diritti, quattro pareri d’autore

Osservatorio NUOVOIMAIE, parte 42: il mestiere dell’artista e i suoi diritti, quattro pareri d’autore

A nessuno piacciono i luoghi comuni. Così come a nessuno piace sentirsi dire: ragioni per luoghi comuni. Quando si parla di diritti degli artisti, spesso anche chi si ritiene un prodigio di arguzia scade nel frusto cliché del viziato che vessa il pubblico con richieste esose per fruire del prodotto della sua creatività, del pigro e inconcludente che campa di diritti acquisiti alla faccia di chi, tutte le mattine, deve alzarsi per andare a fare un lavoro “vero” – ammesso, e non concesso, che abbia la fortuna di averlo, un lavoro vero.

Questa narrazione è stupida per più ragioni. La prima è che – numeri alla mano - non è vera: gli artisti che navigano nell’oro si contano sulle dita di una mano, e la fama, oggi più che mai, non è assolutamente da far corrispondere alla ricchezza. La seconda è che quello dell’artista è un lavoro come un altro, ma più impegnativo della media. Così come un artigiano, un imprenditore o un titolare di una qualsiasi attività, l’artista non stacca mai, si deve assumere la responsabilità di tutte le proprie scelte, non ha – a differenza di chi è impiegato da dipendente - una rete di protezione da scivoloni o mosse sbagliate.

L’artista, a differenza di tante altre categorie, non può scioperare. Possono bloccarsi le produzioni di beni o le forniture di servizi, ma la musica non può scioperare. Anche in caso di sciopero generale, nessuno vi potrà mai impedire di accendere lo stereo (o il pc, o lo smartphone) e fare partire la vostra canzone preferita. Perché alla fine, quando ci manca tutto, non è la musica che – il più delle volte – viene a salvarci la vita?

Nel corso delle puntate precedenti di Osservatorio NUOVOIMAIE abbiamo parlato più volte dei diritti degli artisti e perché siano importanti non solo per la categoria, ma per tutta l’industria culturale italiana e, di conseguenza, per tutti noi. A mo’ di compendio, e per far capire meglio ai non addetti ai lavori perché questioni apparentemente tecniche siano in realtà molto importanti anche per chi si ritiene “solo” pubblico, di seguito vi proponiamo quattro opinioni d’autore sull’argomento. Commentarle ci sembra inutile, perché ci paiono già chiarissime così.

Buona lettura!

 

“[Noi artisti] non riusciamo a far capire che l'artista rappresenta e descrive la cultura di un popolo ed il momento storico che vive. Potremmo vivere di rendita solo per le attività uniche che abbiamo e per i tesori che custodiamo, invece sembriamo sognatori e basta. Ma i nostri sogni sono aerei dove molti di noi fanno viaggiare la propria vita” (Fabio Ricci, Jalisse)

“Un musicista, a inizio carriera, è solo interessato a realizzare il suo progetto discografico, e tende a informarsi poco - specie vent'anni fa, quando ho iniziato io. Oggi è tutto molto diverso: lavorare nel settore musicale per tanti anni mi ha permesso di imparare. Come produttore di tanti artisti, sono io il primo a informare chi collabora con me - specie se giovane - sui diritti che spettano ad Autori, Interpreti ed Esecutori" (Daniele Bengi Benati, Ridillo)

“Non credo che i giovani artisti abbiano piena coscienza dei propri diritti. Ancora non tutti ce l’hanno, almeno. Penso a quando ero un ragazzo… non mi interessava di quelli che potevano essere i miei diritti, l’importante era arrivare a fare quello che volevo e a realizzare il mio sogno (…) E’ attraverso i media e soprattutto attraverso istituzioni e politica che si spera venga riconosciuto che il lavoro dell’artista è, appunto, un lavoro a tutti gli effetti, e a restituirgli quindi la dignità che merita”. (Massimo Di Cataldo)

“E' un tema, quello dei diritti degli artisti, sul quale si ha il dovere di agire. Sempre. Ogni luogo, ogni momento è buono, dal Festival di Sanremo al live nel piccolo club, da un'intervista a una chiacchierata informale tra colleghi (…) [Agli artisti bisognerebbe] dare di più, come recitava quella famosa canzone, e lo dico soprattutto a nome dei tanti comprimari, dei compositori, e sul fronte connessi e su quelli d'autore. Su una canzone lavorano tante persone, troppo spesso se ne conosce solo l'interprete primario". (Tommaso Zanello / Piotta)

 

Leggi qui le puntate precedenti di Osservatorio NUOVOIMAIE.

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