NEWS   |   Recensioni concerti / 22/02/2019

Ho visto il futuro del pop: Billie Eilish al Fabrique di Milano – RECENSIONE E SCALETTA

Ho visto il futuro del pop: Billie Eilish al Fabrique di Milano – RECENSIONE E SCALETTA

Giovedì scorso, al Fabrique di Milano, ho visto il passato del pop balenarmi davanti agli occhi. E ho visto un’altra cosa. Ho visto il futuro del pop e il suo nome è Billie Eilish. In una sera in cui ero convinto che mi sarei sentito vecchio, lei m’ha fatto sentire come se ascoltassi musica per la prima volta. L’unica cosa a cui riuscivo a pensare, alla fine di quei 65 minuti di concerto, era: ma come si fa, a 17 anni, a creare una linea di comunicazione diretta e intensa con tante persone? Il pop può ancora parlare alla gente senza pose e misere scorciatoie? Guardando le facce attorno a me ho capito che la risposta non poteva che essere affermativa. Eilish è tante cose. È una scalmanata dallo spirito rock’n’roll, una poetessa da cameretta, una ballerina sgraziata, un’attrice, una faccia buffa, una specie di bandleader, una suonatrice di ukulele, una cantante espressiva e, in coppia col fratello, un’autrice efficace. Mi sono scervellato, ma m’è venuta in mente una sola cantante pop contemporanea altrettanto brava alla sua età, Lorde.

È successo dell’altro, giovedì 22 al Fabrique. Mentre cantava un verso terribile come “I wanna end me!”, Billie Eilish saltava e incitava il pubblico con una tale vivacità da sabotare il senso della canzone. È difficile da spiegare, ma in quel momento era chiaro: non si trattava di una frase autodistruttiva, ma di una celebrazione di vitalità e resistenza. Una specie d’esorcismo. E così, giovedì sera, le canzoni hanno assunto nuovi significati. Il teatrino digitale degli orrori descritto in testi che parlano d’insicurezza, auto-disprezzo, paure, relazioni sbagliate, possessività, omicidio, suicidio, mostri che sbucano da sotto il letto, tutta questa roba s’è tramutata in una formidabile festa collettiva. Non c’è stata una sola canzone che non sia stata accolta da urla assordanti e che non sia stata cantata a squarciagola da tutto il locale. È stato impressionante.

Il palco era essenziale quanto le canzoni. Rappresentava un enorme ragno: gli occhi erano fari in grado di accecare il pubblico, le zampe gabbie al neon dai colori cangianti che ospitavano i due musicisti di Eilish, il batterista Andrew Marshall e il fratello della cantante Finneas a chitarra e tastiere. In più, un aiuto invisibile offerto da programmazioni e tracce vocali. Quando Billie cantava, dimenandosi nei suoi vestiti oversize, c’era qualcosa di giocoso e al tempo stesso struggente. Certi linee vocali rétro davano l’illusione che abbia appreso cos'è il jazz dalla prospettiva alterata di una Lana Del Rey.

“Va tutto bene? Serve un po’ d’acqua? Fate spazio, qui. Vuoi uscire e venire qua sopra?”, ha chiesto Billie a chi era in difficoltà nelle prime file per il caldo e la calca. Sembra importargliele, sinceramente. Però poi ha invitato tutti quanti a liberarsi da ogni freno e dare fuori di matto per “Bury a friend”, eseguita in una versione ridotta ai minimi termini, quasi solo cassa e percussioni. Le prime canzoni, invece, sono uscite irrobustite dal confronto con le versioni su disco, la qual cosa ha reso il concerto vivace e vario. È musica per il 2019, formato pop: suono stilizzato, ritmi spezzettati, una sensazione di pericolo incombente a cui Billie ha aggiunto melodie insolitamente eleganti per una diciassettenne. Il numero di schermi alzati a filmare era impressionante e Billie, prima di “When the party’s over”, ha suggerito di guardarla in faccia al posto di riprenderla, per una volta: “Viviamo questo momento, che non tornerà più”. Era vero, in molti sensi.

(Claudio Todesco)


SCALETTA:

My Boy
Idontwannabeyouanymore
Lovely
When I Was Older
Bored
Party Favor
Bitches Broken Hearts
Six Feet Under
Watch / &burn
You Should See Me in a Crown
Hostage
Bury a Friend
Bellyache
When the Party’s Over
Ocean Eyes
COPYCAT

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