NEWS   |   Italia / 21/02/2019

'C’è da fare', Paolo Kessisoglu racconta la storia della canzone d’amore per Genova (bocciata a Sanremo) – VIDEOINTERVISTA

'C’è da fare', Paolo Kessisoglu racconta la storia della canzone d’amore per Genova (bocciata a Sanremo) – VIDEOINTERVISTA

Il 14 agosto 2018, il giorno del crollo del Ponte Morandi a Genova, Paolo Kessisoglu si trovava a San Francisco. “Per via del fuso orario, ho saputo quel che era accaduto con molto ritardo. Mi sono portato dietro tutto il giorno una sensazione di disagio fino a quando sono entrato in una libreria e ho trovato un pianoforte. Lì ho scritto di getto una canzone sulla mia città”. S’intitola “C’è da fare” e verrà pubblicata a scopo benefico domani, venerdì 22 febbraio.

“C’è da fare” è interpretata da Kessisoglu, la metà del duo Luca & Paolo, con 25 fra cantanti e rapper: Annalisa, Arisa, Boosta, Fiorella Mannoia, Gianni Morandi, Gino Paoli, Giorgia, Giuliano Sangiorgi, Ivano Fossati, Izi, J-Ax, Joan Thiele, Lo Stato Sociale, Luca Carboni, Malika Ayane, Mario Biondi, Massimo Ranieri, Mauro Pagani, Max Gazzè, Nek, Nina Zilli, Nitro, Raphael Gualazzi, Ron, Simona Molinari. La canzone sarà venduta su compact disc (con due versioni, integrale e radio edit) e sarà ovviamente presente sulle piattaforme di streaming e download.

“È una canzone d’amore per Genova, una signora scontrosa, impenetrabile e un po’ musona che non ti dice davvero quando sta male”, spiega Kessisoglu. “Ma è anche un’idea, un concetto, uno stimolo. Esprime la voglia di rimboccarsi le maniche e darsi da fare”. Kessisoglu l’ha proposta a Sanremo 2019 nell’interpretazione di Malika Ayane, Simona Molinari e Nina Zilli. È stata bocciata. “Sanremo ci avrebbe dato modo di raggiungere il maggior numero di persone possibili. Ma non mi lamento. Ho lavorato anch’io a Sanremo, so è uno sprazzo di follia nella nostra società. Magari non ci si è accorti di quanto la canzone fosse giusta in quel momento e in quel luogo”.

L’associazione genovese che beneficerà della raccolta fondi, “che conosco da 30 anni e di cui mi fido ciecamente”, si chiama Occupy Albaro. In accordo con Regione Liguria e Comune di Genova, gestirà i proventi che finanzieranno un progetto di riqualificazione della Valpolcevera, la zona dove si trova il ponte. L’idea, spiega Tito Gherardi di Occupy Albaro, è riqualificare l’ex Piazza d’Armi del Campasso che oggi corrisponde alla zona fra Via Porro e Via Fillak. “Lì, nel 1893, la squadra di calcio del Genova costruì il suo primo impianto. Vogliamo riallacciarci a questa tradizione e creare in quel luogo storico un centro sportivo polivalente. L’idea è lasciare ai genovesi qualcosa di permanente e concreto”.

Ci sono anche altre iniziative in essere: tutto dipenderà di fondi che il pezzo raccoglierà. Kessisoglu spiega che “la Sony, che pubblica ‘C’è da fare’, ha rinunciato a coprire le spese sostenute. Anche la SIAE farà in modo che tutto vada all’associazione a cui io stesso ho ceduto in licenza la canzone, per la massima trasparenza. Abbiamo provato ad ottenere anche un numero di telefono solidale, ma non ci siamo ancora riusciti Se la politica vuole darci una mano, si faccia avanti e ci dia questo belìn di numero”.

Prodotta da Fabio Gargiulo e accompagnata da un video con immagini tratte dai due giorni di registrazioni, la canzone è interpretata da nomi scelti da Kessisoglu “un po’ con il cuore e un po’ la ragione”. Fra gli artisti coinvolti ci sono tre genovesi, Gino Paoli, Izi e Ivano Fossati. Quest’ultimo, che com’è noto si è ritirato dalle scene, suona anche la chitarra (fra gli altri musicisti coinvolti, Lele Melotti alla batteria, Paolo Costa al basso, Boosta al Wurlitzer, Mauro Pagani al violino).

“A Fossati ho inviato via e-mail un demo casalingo. Mi ha risposto dopo 4 ore dicendomi che la canzone era molto bella. Ho spento il computer, l’ho riacceso, ho riletto la mail: sì, Fossati stava dicendo che la mia canzone era bella. Un bel riconoscimento per me, che prima di fare lo scemo sui palchi come attore sono stato musicista. Nel cassetto ho altre canzoni e musiche per film… che non esistono ancora”.

Per Kessisoglu, il Ponte Morandi significava casa. “Sono cresciuto su quel ponte. Da piccolo, andavo al mare con la famiglia dalle parti di Ventimiglia. Si tornava a Genova in auto, passando sul ponte. Io dormivo e venivo svegliato dal rumore delle ruote sui giunti del ponte. Arrivare sul Ponte Morandi significava arrivare a casa. Sapere del crollo è stato come, per un bambino, scoprire che Superman non è invincibile”. L’idea, ora, è trasformare “C’è da fare” in un concerto. “L’idea di realizzare un evento mi frulla nella testa dal primo giorno. Il sogno che non riesco a togliermi dalla testa è realizzare un concerto, con gli artisti che hanno contribuito alla canzone e altri, sotto il ponte”.

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