NEWS   |   Industria / 19/02/2019

Ma oggi quanta musica italiana passano le radio?

Ma oggi quanta musica italiana passano le radio?

Torno sull’argomento già affrontato domenica 17 e lunedì 18 scorsi dopo aver letto ieri, appunto lunedì, numerosi commenti dai quali – spiace dirlo – si evince che chi scrive di argomenti musicali a volte purtroppo non sa bene di cosa sta scrivendo. L’obiezione più spesso rivolta sui giornali di ieri a Alessandro Morelli, presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera, che è il primo firmatario di una proposta di legge dal titolo "disposizioni in materia di programmazione radiofonica della produzione musicale italiana", è questa (testuale): “non c’è bisogno delle quote di un terzo, perché le radio, nella loro totalità, trasmettono già più delle canzoni italiane ‘richieste’. I dati sono abbastanza facili da reperire e da analizzare. Le classifiche ufficiali di airplay, ovvero i brani più trasmessi dalle radio sono a disposizione”; articolata anche diversamente (sempre testuale): “Viene tuttavia da chiedersi se l’onorevole Morelli... abbia anche distrattamente buttato lo sguardo sulle statistiche elaborate da EarOne, società che per lavoro monitora con strumenti scientifici l’airplay radiofonico. (…) I dati EarOne fanno a cazzotti con la proposta di legge. La presenza di brani in lingua italiana nel 2018 ha toccato infatti quota 45 per cento”.
Insomma, dicono questi colleghi: dalle classifiche di Ear One si evince che le radio italiane già trasmettono più musica italiana di quanto previsto dal disegno di legge Morelli.
E invece non è vero.
Per farvi capire perché bisogna che vi spieghi un po’ di cose; se avete tempo, mettetevi comodi.

La prima società a monitorare i passaggi delle canzoni nelle radio italiane è stata Music Control, alla quale poi sono subentrate due diverse società – Ear One e Radio Airplay/Radio Monitor – i cui sistemi operativi sono sostanzialmente analoghi.
La rilevazione dei passaggi avviene solo ed esclusivamente sulle canzoni che le etichette discografiche sottopongono all'attenzione dei gestori del servizio: che è un servizio a pagamento, il che significa che solo una parte della nuove canzoni che escono ogni settimana viene monitorata (e anche che sono soprattutto le etichette più importanti a potersi permettere la spesa del servizio).
La “classifica” pubblicata settimanalmente da Ear One e Radio Airplay non è dunque, come sbrigativamente e scorrettamente scrivono i giornali, “la classifica delle canzoni più trasmesse dalle radio italiane”; ma è la classifica dei punteggi ottenuti dalle canzoni trasmesse dalle radio italiane e monitorate a pagamento.
Dico “punteggi” perché le classifiche di Ear One e Radio Airplay non sono organizzate per puro e semplice numero di passaggi della canzone. Un singolo passaggio “pesa” di più a seconda dell’emittente radiofonica e a seconda dell’orario di trasmissione. Le radio più ascoltate, tipicamente i network, forniscono al passaggio sulle loro frequenze un coefficiente moltiplicatore maggiore rispetto alle radio regionali; e l’orario del passaggio (drive time del mattino, drive time del tardo pomeriggio, sera, notte…) fornisce un altro coefficiente moltiplicatore.
La classifica di airplay, dunque - che, lo ripeto, non è relativa a tutti i brani che passano in radio, ma solo a quelli di cui le case discografiche chiedono la rilevazione - viene compilata moltiplicando il numero di passaggi in ciascuna emittente per i coefficienti legati all'ascolto della stessa radio nelle singole fasce orarie, in modo da garantire un valore diverso ad ogni singolo passaggio.
Ed è questa la ragione per la quale sabato 9 febbraio pubblicavamo qui quanto segue:

La canzone che mentre scriviamo, sabato 9 febbraio nel pomeriggio, ha raccolto il punteggio più alto è, a sorpresa, "Soldi" di Mahmood: anche se è solamente tredicesima nella classifica dei passaggi (ne ha totalizzati meno di 700), la canzone del cantante di origini egiziane ha ottenuto un punteggio pari a 32.000.000 (quasi il doppio del punteggio di "Cosa ti aspetti da me"). Questo vuol dire che anche se non è trasmessa dalla maggior parte delle radio (sono 166, al momento, le emittenti che la trasmettono, mentre invece la Berté, Nek e Ultimo sono trasmessi da più di 200 emittenti), "Soldi" è nelle playlist delle radio più influenti, che la fanno ascoltare negli orari migliori.

Chiaro il concetto? Numero di passaggi inferiore, ma punteggio maggiore, e quindi presenza nella parte alta della classifica.

Da quanto ho appena scritto discendono altre considerazioni.
Le cosiddette “classifiche delle canzoni più trasmesse dalle radio” tengono conto solo di una parte delle canzoni effettivamente trasmesse dalle radio (e cioè tengono conto solo delle canzoni per le quali un’etichetta discografica paga il servizio di monitoraggio), quindi non si riferiscono all’intera programmazione di una radio ma solo alla programmazione dei brani nuovi (perché è di questi che le etichette sono interessate a conoscere la performance).
Di conseguenza, nell’ipotesi puramente di scuola che tutte le radio italiane trasmettessero dieci volte al giorno per una settimana “Azzurro” di Adriano Celentano o “Born to run” di Bruce Springsteen, queste due canzoni non figurerebbero nelle classifiche settimanali, nonostante l’alto numero di passaggi, semplicemente perché non sarebbero monitorate.
E questo vale per la maggioranza dei brani che costituiscono l’intera programmazione di molte radio: non sono monitorati, punto e basta.
Facciamo un calcolo a spanne: diciamo che nelle 24 ore una radio possa trasmettere 150 canzoni (sei all’ora, che è un’ipotesi credibile, dato che bisogna considerare i parlati, le pubblicità, i notiziari e tutto quello che non è musica). Di queste 150, meno della metà è monitorata. Le altre 75 sono canzoni non recenti, brani di repertorio, brani inclusi nelle trasmissioni notturne.
Capite che evincere da una “classifica dei brani più trasmessi”, nella quale figuri un 45% di canzoni italiane, che il 45% dei brani trasmessi dalle radio italiane è costituito da brani italiani, è assolutamente arbitrario.
Se si escludono le radio specializzate in musica italiana (come Radio Italia Solo Musica Italiana e Radio Zeta l’Italiana, per dire solo le due più note), basta un’esperienza personale di ascolto per rendersi conto di come la percentuale di canzoni non italiane trasmesse dalle radio sia in genere superiore alla percentuale di canzoni italiane. Le radio private non sono tenute (ed è un peccato) a compilare un borderò, cioè un elenco dettagliato delle canzoni trasmesse quotidianamente, perché pagano la SIAE e l’SCF forfettariamente. E’ un peccato perché, se tenessero un borderò, sarebbe agevole conteggiare quante sono le canzoni italiane e le canzoni internazionali trasmesse ogni giorno da ogni singola radio.
Ma tornando alle cosiddette “classifiche” delle radio, spero adesso vi sia chiaro perché la percentuale di presenza in esse di canzoni italiane non corrisponda necessariamente a una proporzionale presenza “in assoluto” nella programmazione delle radio. La metodologia “a punteggio” non permette di stabilire una correlazione; più verosimile sarebbe una metodologia “a numero di passaggi”, cioè quantitativa e non qualitativa.

Un’ultima osservazione, anche questa generata dal passaggio di un articolo pubblicato ieri: “Analizzando quindi le radio date, ossia le novità musicali inviate alle radio settimanalmente, le produzioni italiane sono mediamente del 53 per cento. In pratica più di una novità su due inviata alle radio è in lingua italiana”.
Sinceramente non capisco in che modo questa considerazione possa interessare la questione delle “quote tricolori”. Il fatto che alle radio italiane vengano inviate molte produzioni italiane mi pare lapalissiano. Poi però bisogna chiedersi quante di queste produzioni italiane vengano inserite nella programmazione delle radio. E per farsene un’idea basta chiedere a chi fa di mestiere il promoter radiofonico. Rockol l’ha fatto cinque anni fa (potete leggere qui e qui i risultati), ma allora il panorama era molto diverso. Cercheremo di tornare sull’argomento nei prossimi mesi.

Franco Zanetti

AGGIORNAMENTO delle 12,45.

Enzo Mazza, Presidente di SCF, mi ha scritto per segnalarmi un errore nell'articolo. Riguarda questa frase:

Le radio private non sono tenute (ed è un peccato) a compilare un borderò, cioè un elenco dettagliato delle canzoni trasmesse quotidianamente, perché pagano la SIAE e l’SCF forfettariamente. E’ un peccato perché, se tenessero un borderò, sarebbe agevole conteggiare quante sono le canzoni italiane e le canzoni internazionali trasmesse ogni giorno da ogni singola radio.

Enzo Mazza mi ha informato che, invece, le radio sono tenute a pagare SCF in base a una rendicontazione analitica, e non a forfait. Gli ho chiesto, allora, se è possibile contare quante canzoni italiane e quante canzoni internazionali trasmetta ogni radio, e la risposta è stata affermativa. Sono in attesa di aggiornamenti su questo punto, che pubblicherò non appena disponibili.