Ma oggi quanta musica italiana passano le radio?

Ma oggi quanta musica italiana passano le radio?

Torno sull’argomento già affrontato domenica 17 e lunedì 18 scorsi dopo aver letto ieri, appunto lunedì, numerosi commenti dai quali – spiace dirlo – si evince che chi scrive di argomenti musicali a volte purtroppo non sa bene di cosa sta scrivendo. L’obiezione più spesso rivolta sui giornali di ieri a Alessandro Morelli, presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera, che è il primo firmatario di una proposta di legge dal titolo "disposizioni in materia di programmazione radiofonica della produzione musicale italiana", è questa (testuale): “non c’è bisogno delle quote di un terzo, perché le radio, nella loro totalità, trasmettono già più delle canzoni italiane ‘richieste’. I dati sono abbastanza facili da reperire e da analizzare. Le classifiche ufficiali di airplay, ovvero i brani più trasmessi dalle radio sono a disposizione”; articolata anche diversamente (sempre testuale): “Viene tuttavia da chiedersi se l’onorevole Morelli... abbia anche distrattamente buttato lo sguardo sulle statistiche elaborate da EarOne, società che per lavoro monitora con strumenti scientifici l’airplay radiofonico. (…) I dati EarOne fanno a cazzotti con la proposta di legge. La presenza di brani in lingua italiana nel 2018 ha toccato infatti quota 45 per cento”.
Insomma, dicono questi colleghi: dalle classifiche di Ear One si evince che le radio italiane già trasmettono più musica italiana di quanto previsto dal disegno di legge Morelli.
E invece non è vero.
Per farvi capire perché bisogna che vi spieghi un po’ di cose; se avete tempo, mettetevi comodi.

    Torno sull’argomento già affrontato domenica 17 e lunedì 18 scorsi dopo aver letto ieri, appunto lunedì, numerosi commenti dai quali – spiace dirlo – si evince che chi scrive di argomenti musicali a volte purtroppo non sa bene di cosa sta scrivendo. L’obiezione più spesso rivolta sui giornali di ieri a Alessandro Morelli, presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera, che è il primo firmatario di una proposta di legge dal titolo "disposizioni in materia di programmazione radiofonica della produzione musicale italiana", è questa (testuale): “non c’è bisogno delle quote di un terzo, perché le radio, nella loro totalità, trasmettono già più delle canzoni italiane ‘richieste’. I dati sono abbastanza facili da reperire e da analizzare. Le classifiche ufficiali di airplay, ovvero i brani più trasmessi dalle radio sono a disposizione”; articolata anche diversamente (sempre testuale): “Viene tuttavia da chiedersi se l’onorevole Morelli... abbia anche distrattamente buttato lo sguardo sulle statistiche elaborate da EarOne, società che per lavoro monitora con strumenti scientifici l’airplay radiofonico. (…) I dati EarOne fanno a cazzotti con la proposta di legge. La presenza di brani in lingua italiana nel 2018 ha toccato infatti quota 45 per cento”.
    Insomma, dicono questi colleghi: dalle classifiche di Ear One si evince che le radio italiane già trasmettono più musica italiana di quanto previsto dal disegno di legge Morelli.
    E invece non è vero.
    Per farvi capire perché bisogna che vi spieghi un po’ di cose; se avete tempo, mettetevi comodi.

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