NEWS   |   Industria / 18/02/2019

Le "quote tricolori" nelle radio: le polemiche e l'onestà intellettuale.

Le "quote tricolori" nelle radio: le polemiche e l'onestà intellettuale.

L'iniziativa di legge di cui abbiamo riferito ieri ha suscitato parecchie reazioni, sia sui social sia sui media tradizionali. La desolante pochezza della maggior parte degli interventi sui social non merita commento. Più interessante è invece notare come la provenienza "politica" della proposta di legge abbia evidentemente condizionato i pareri espressi fra ieri e oggi dai giornalisti dei quotidiani. I quali sono evidentemente immemori sia della raccolta di firme organizzata dal MEI cinque anni fa, rivendicata ieri su Rockol da Giordano Sangiorgi, sia della proposta avanzata dalla FIMI nel febbraio 2016 di garantire il 20% della programmazione radiofonica alle opere prime e seconde di artisti italiani (che il Presidente della Federazione Industria Musicale Italiana ci ha chiesto di ricordare), sia dell'intervento dell'allora ministro dei beni culturali e del turismo Franceschini (PD) nel novembre 2017 in apertura della Milano Music Week.
In nessuno di quei casi ricordo di aver letto tante precisazioni, tanti distinguo e tante preoccupazioni per un ipotetico "ritorno all'autarchia", insaporite da argute allusioni al ventennio fascista e a quando "St. Louis Blues" veniva cantata in italiano dal Trio Lescano col titolo "Le tristezze di San Luigi" (non "Le malinconie di San Luigi", se proprio vogliamo essere precisi nei riferimenti storici).


In altre parole, e per essere chiari: quando la stessa medesima proposta arrivava da altre parti non suscitava stracciamento di vesti, adesso che arriva da una parte diversa sembra scandalizzare. E, guarda caso, scandalizza di più i giornali che fanno parte di compagini editoriali che gestiscono anche emittenti radiofoniche. A proposito di onestà intellettuale...
Per quanto vi possa interessare, io personalmente non condividevo allora, né condivido oggi, l'idea che si possano condizionare i gusti del pubblico italiano obbligando le radio a far ascoltare più musica italiana. Ma capivo allora, e capisco adesso, un altro concetto, questo economico, che non ha niente a che vedere con i gusti musicali. Aumentare la quantità di musica prodotta in Italia trasmessa dalle radio genera maggiori introiti (in diritti d'autore e in diritti connessi) per l'industria discografica italiana. E questo è un fatto innegabile. Poi si può discutere su come ottenere questo risultato, si può discutere persino se sia un obiettivo che merita di essere perseguito; ma le discussioni andrebbero fatte senza paraocchi ideologici.

Franco Zanetti