NEWS   |   Recensioni concerti / 18/02/2019

Eros Ramazzotti: il tour di 'Vita ce n'è' al via a Monaco di Baviera. 'L'obbiettivo? Mandare a casa la gente contenta'

Eros Ramazzotti: il tour di 'Vita ce n'è' al via a Monaco di Baviera. 'L'obbiettivo? Mandare a casa la gente contenta'

"E' la prima data, ma mi sembra già la ventesima": Eros Ramazzotti è soddisfatto nel ventre di cemento dell'Olympiahalle di Monaco di Baviera, dove ieri - domenica 17 febbraio - è partito, davanti a 15mila spettatori, il tour mondiale che lo vedrà impegnato fino al prossimo mese di dicembre: a parte qualche piccolo problema alla voce - "Ma con questo tempo, prima freddo e poi caldo, era prevedibile" - il cantautore romano ha fatto debuttare sul palco tedesco uno show solido, che in venticinque tappe - tante sono le canzoni previste in scaletta - ripercorre in varie chiavi tutto il suo repertorio. Supportato da una band di caratura internazionale ("Che devo far sfogare sul palco, e che lascerò sfogare sempre di più, man mano che il set verrà rodato"), dove spiccano gli americani Eric Moore (già in forze nei Suicidal Tendencies) alla batteria e Corey Sanchez alla chitarra - Ramazzotti tripartisce la serata in tre macrosezioni: la prima più orientata al rock, aperta dalla nuova "Vita ce n'è" e durante la quale l'artista si concede tre assolo alla chitarra, su "Favola", "Stella gemella" e "Ho bisogno di te". La parte centrale dello show, aperta dal classico "Terra promessa", riporta la voce di "Adesso tu" a sonorità più vicine al pop, con il sax di Scott Paddock a farsi carico delle melodie nelle sezioni strumentali, con la pur ottima rappresentanza italiana composta da Luca Scarpa alle tastiere, Giorgio Secco alle chitarre, Christian Lavoro a chitarre e cori e Giorgia Galassi e Monica Hill alle seconde voci, a tessere la trama sonora di supporto.

Non mancano scelte tutto sommato coraggiose, come quelle di accorpare tre cavalli di battaglia come "Adesso tu", "L'aurora" e "Una storia importante" in un unico intermezzo intimista, che Ramazzotti regge da solo, sul palco, accompagnandosi da solo con la chitarra acustica, prima di rilanciare il suo lato più pop che progressimavamente sfuma nella tranche "latina" della serata - durante la quale vengono passate in rassegna, tra le altre, "Fuoco nel fuoco", "Se bastasse", "Cose della vita" e "Musica è" - inevitabile preludio al gran finale che sciorina "Avanti così", "Siamo" e l'inevitabile "Più bella cosa".

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"La cosa importante è mandare a casa la gente felice: voglio che il pubblico spenda bene i propri soldi, quando viene a vedermi dal vivo": spiega Ramazzotti nel backstage dell'Olympiahalle: "Certo che in posti del genere [l'acustica, nel palazzetto tedesco parte del complesso che ospitò i tristemente noti giochi olimpici del 1972, è oggettivamente ottima] mettere in piedi uno show come si deve è un'altra cosa".

"La mia band è come un circo, come una famiglia", continua lui: "Ho intenzione di lasciargli sempre più spazio". Eppure Ramazzotti è stato un band leader presente, ieri sera, soprattutto alla chitarra, con assolo quasi "rubati" ai solisti. "Sì, ma non ho alcuna intenzione di mettere in ombra nessuno. Anzi. Suonare la chitarra mi è sempre piaciuto, e sotto questo punto di vista un grosso aiuto me l'ha dato Cesareo [il già chitarrista degli Elio e le Storie Tese]: grazie ai suoi consigli finalmente ho trovato un suono ricco di sustain che mi permette di distinguere le note che suono. Ma non ho alcuna velleità, in questo senso".

L'amore di Ramazzotti per le sei corde non è un segreto, così come il suo sogno nel cassetto di realizzare un album di blues. Ma lui, che fino a poco prima - indossando una maglietta nera con la scritta "vicious" bene in vista - macinava scale sulla sua chitarra con il distorsore a tutto volume, frena: "Il blues lo possono fare quelli che l'hanno inventato, cioè gli americani. La stessa cosa vale per il rock: è roba di inglesi e americani. Noi, al massimo, possiamo scimmiottare - a parte Zucchero, che ha trovato una via italiana convincente al blues. Io faccio pop, e al massimo posso inserire degli elementi presi in prestito dal blues e dal rock".

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Il "Vita ce n'è world tour" è da considerare a tutti gli effetti un'entità vivente, in pieno sviluppo: "Qualcosa cambieremo, qua e là: siamo solo all'inizio", ammette lo stesso artista, che comunque ha un'agenda bloccata da una novantina di date fino al prossimo 14 dicembre, quando la serie di eventi - dopo aver fatto tappa ai quattro angoli del globo - si concluderà al Mandela Forum di Firenze. Già alla partenza, tuttavia, i numeri fatti registrare dagli organizzatori su scala internazionale raccontano di quello che parrebbe essere un successo annunciato: su 700mila biglietti messi in prevendita, oltre 400mila sono già finiti nelle tasche della fedele fan base dell'artista romano, che ha già fatto segnare il sold out a Monaco, Lussemburgo, Torino, Milano, Roma e Mannheim. Senza contare le eventuali sorprese che potrebbero arrivare dalla costa occidentale dell'oceano Atlantico, dove - si ipotizza - Luis Fonsi (ieri sera presente solo virtualmente, in base, su "Per le strade una canzone") potrebbe fare visita al collega italiano in occasione della data a Miami, prevista per il prossimo 24 maggio.

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