NEWS   |   Pop/Rock / 17/02/2019

R.E.M. versus Donald Trump: il caso di ‘Everybody Hurts’

R.E.M. versus Donald Trump: il caso di ‘Everybody Hurts’

La formazione statunitense capitanata da Michael Stipe, scioltasi lo scorso 2011, non ha gradito l’utilizzo da parte del sostenitore del presidente americano Donald Trump Carpe Donktum di un brano targato R.E.M., il classico del 1992 “Everybody Hurts”, in un video – condiviso anche dal profilo Twitter del presidente – che riprende in chiave ironica il tradizione discorso State of the Union che il tycoon ha tenuto al Congresso la scorsa settimana, soffermandosi in particolare, nella costruzione della clip, sui volti amareggiati dei democratici. “Sono stati presi dei provvedimenti per impedirlo”, ha scritto sul social network di Jack Dorsey il bassista della band, Mike Mills, mentre il profilo ufficiale del gruppo scriveva, in riferimento al tweet: “World Leader PRETEND!!!” – brano della band del 1988, parte di “Green”, che nel testo include, ad esempio, la strofa “I raised the wall and I will be the one to knock it down” [“Ho alzato un muro e sarò quello che lo abbatterà”]. 

Non è la prima volta che Stipe e soci lamentano l’utilizzo da parte della politica delle loro canzoni. Durante la campagna elettorale di Trump la band aveva rivolto dure parole allo staff del politico repubblicano per l’utilizzo della sua “It's the End of the World as We Know It (And I Feel Fine)”: “Non usate la nostra musica o la mia voce per la vostra stupida farsa”, aveva scritto Stipe in un’email inviata alla stampa.

È dei giorni scorsi la notizia che la prossima primavera vedrà la luce il nuovo album, “Emerald Valley”, della band dell’ex chitarrista dei R.E.M. Peter Buck, i Filthy Friends. Una prima anticipazione, il brano “Last Chance County”, la potete ascoltare qui.

 

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