Sanremo 2019, la vittoria di Mahmood è un gran segnale - il commento

Sanremo 2019, la vittoria di Mahmood è un gran segnale - il commento

E’ stato un bel Festival: la seconda volta di Claudio Baglioni a Sanremo ha rimesso la musica al centro, per davvero. E’ un ritornello che sentiamo ogni anno, ma quest’anno il pregio maggiore della 69° edizione era davvero la varietà musicale delle canzoni in gara. 
Il “dirottatore artistico” è stato più defilato, e la conduzione di Bisio-Raffaele decisamente meno brillante, rispetto al 2018. Ma alla fine gli ascolti hanno tenuto, e tutti a casa contenti, più o meno.  
Ecco le nostre pagelle all’edizione 2019

LE CANZONI: 8
La qualità musicale più alta degli ultimi anni. Baglioni ha detto che voleva rappresentare la musica che gira intorno, oggi - per parafrasare il suo collega Fossati, e ci è riuscito. Le nostre preferite: Silvestri/Rancore (bella per idea, suono, messa in scena), il rock degli Zen Circus (e pure quello “cazzone” di Achille Lauro: chi l’avrebbe mai detto?), i suoni elettronici di Ghemon e Mahmood, l’intensità di Cristicchi e Ultimo. Insomma, davvero un buon livello - anche se 24 erano davvero tante, e hanno allungato troppo le serate

LA CLASSIFICA FINALE: 9
Vittoria sorprendente di Mahmood, un gran bel segnale che il Festival può stare al passo con i tempi della musica che gira intorno. La musica "nuova" (almeno per il Festival) in posizione medio alta, e quella più classica in fondo. Peccato solo per la Berté, esclusa dal podio e senza neanche un premio.

BAGLIONI: 7,5
L’anno scorso fu da 8, per come svolse la sua idea di Festival. Quest’anno è da 9 per la scelta delle canzoni, e da 6 per la presenza sul palco: più defilata, ha cantato un po’ di meno.
Per fare Sanremo ci vuole una calma zen, e l’ha avuta, viste le polemiche sul suo ruolo nei giorni dell’inizio del Festival. Però, per il resto della manifestazione è sembrato un po’ segnato da queste discussioni, come se avesse percepito una sorta di ingratitudine, ed è rimasto mezzo passo indietro, pur senza arrabbiarsi. D’altra parte il logo di Sanremo era il Tao, che invita all’armonia e alla trasformazione dell’energia negativa in energia positiva.

LA CONDUZIONE: 5
L’anno scorso, una delle chiavi del successo fu il ritmo imposto dalla Hunziker. Quest’anno Claudio Bisio e Virginia Raffaele sono apparsi spesso impacciati: si sono sciolti solo dalla seconda-terza serata in poi. La Raffaele non è una conduttrice, ed è stata brava quando ha improvvisato numeri comici (bellissimo il duetto con Ornella Vanoni di mercoledì sera), ma non ha ritmo, e non ce l’ha neanche Bisio.

LO SPETTACOLO: 7
A tratti, sembrava di vedere un concerto, soprattutto nelle serate da 24 canzoni: un brano dopo l’altro, con messa in scena e luci che non sembravano un normale programma TV, soprattutto in alcuni passaggi, come il brao di Nek. Merito della regia iper-dinamica di Duccio Forzano e delle luci di Mario Catapano. L’idea era di fare non un programma TV con la musica, ma la ripresa di una serie di esibizioni musicali riprese dalla TV. Obbiettivo centrato.

IL FUTURO: ?
L’anno prossimo è il Festival dei 70 anni: tira aria di restaurazione. Sarà il primo della nuova dirigenza RAI, e vedremo quali scelte verranno fatte. Difficile che Baglioni voglia farsi riconfermare o venga riconfermato - e a quel punto potremmo ritrovarci con un festival di nuovo televisivo e di nuovo senza canzoni contemporanee. Lo scopriremo solo vivendo, come dice il cantante.

(Gianni Sibilla) 

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