Sanremo 2019, lo spettacolo musicale dei duetti: le pagelle

Sanremo 2019, lo spettacolo musicale dei duetti: le pagelle

Nella quarta serata del Festival 2019 si torna alla 24 canzoni in gara: meno spettacolo - nel senso di sketch e ospiti vari - e più musica in gara. Anzi, il vero spettacolo sono le canzoni rivisitate in quelli che per brevità chiamiamo "duetti", ma che in realtà sono spesso stati qualcosa di più: canzoni rivistate, rielaborate, riscritte. Un numero: i 24 tra cantanti e gruppi in gara sono diventati 56 artisti, e abbiamo visto corpi di ballo, sezioni fiati, assoli di violino, attori, cori di bambini. I nostri personali pieni: il duetto rock 'n' roll di Achille Lauro e Morgan, Manul Agnelli che completa la canzone di Silvestri e Rancore. Qualche duetto è stato sicuramente imperfetto (diciamo provato poco, per mancanza di tempo). Ma in generale è stata una bella serata di musica.

Ecco le nostre valutazioni, canzone per canzone.

  • Cristina D'Avena con Federica Carta e Shade: "Senza farlo apposta"  sembra una sigla di un cartone animato. La D'Avena canta il ritornello e si mangia la Carta, per presenza scenica e vocale.
  • Nada con Motta. Finalmente Motta con la chitarra. E Nada, oh Nada, che personalità. Qualche passaggio in cui le voci non si impastano alla perfezione, ma "Dov'è l'Italia" fa un salto in avanti. 
  • Noemi con Irama: La versione è sotanzialmente identica, ma Noemi ha più personalità vocale di Irama. Nella versione a due "La ragazza con il cuore di latta" ricorda ancora di più il fraseggio di "Non mi avete fatto niente". 
  • Giovanni Caccamo con Patty Bravo con Briga: inizia minimale, voce e piano di Caccamo. Poi si interrompe, con qualche secondo di silenzio mentre la Pravo arriva lenta in scena, con un'entrata da vera diva. In questa versione a tre funziona meglio, con Caccamo e Briga che fanno da angeli guardiani alla Divina Patty.
  • Enrico Ruggeri e Roy Paci con Negrita: una versione unplugged, con con la band e Ruggeri seduti, e la tromba di Paci che ricama sulla melodia e piazza un bell'assolo finale. L'interpretazione di Ruggeri è cattiva e rock: lui e Pau sembrano gemelli che si riuniscono.
  • Alessandro Quarta con Il Volo: L'intro con violinista che suona lo strumento come una chitarra rock, sul modello dei 2cellos (che ovviamente usano i violoncelli) o di Nigel Kennedy. Poi arriva il trio e "Musica che resta" è sostanzialmente identica, con qualche intermezzo di svisata al violino. Classic-rock.
  • Tony Hadley e le coreografie dei Kataklò con Arisa: un corpo di ballo e la voce italo inglese di Hadley completano lo spirito della canzone, resa ancora più danzereccia dal remix di Jason Rooney e Andro. Divertente.
  • Gué Pequeno con Mahmood: "Soldi" è ancora più (t)rap, con Gue che inserisce nuove barre (e infila una citazione della Rolls Royce pure lui: un dissing ad Achille Lauro). 
  • Diodato e Calibro 35 con Ghemon:  "Rose viola" acquista un'altra dimensione, un nuovo suono (che a tratti ricorda quello di "Orchidee", prodotto da Tommaso Colliva dei Calibro). Diodato rende il favore dell'anno scorso, quando accolse Ghemon. Che, dal canto suo, torna a a rappare. Cinematografica.
  • Bungaro, Eleonora Abbagnato e Friedemann Vogel con Francesco Renga: l'autore originale della canzone, e un balletto classico. Ci sarebbe stato portare "Aspetti che torni" in gara in questa versione per tutte le sere.
  • Fabrizio Moro con Ultimo. Un sax tenore, e Ultimo che stasera torna al piano. Fabrizio Moro alla chitarra acustica è il fratello artistico maggiore di Ultimo, c'è intesa e si vede. Ma la sua voce roca e sporca funziona meno bene su "I miei particolari" di quella del suo autore.
  • Neri Marcorè con Nek: una versione rallentata, piano e archi, con Neri Marcoré che sbuca alle spalle di Nek e recita il testo. Teatrale.
  • Rocco Hunt e i Musici Cantori di Milano con BoomDaBash: ancora più pop, ancora più divertente, con un coro di bambini e Rocco Hunt (co-autore del brano) che rappa.
  • Brunori Sas con Zen Circus: una versione stupenda, con fiati stile New Orleans e apertura rock solo alla fine, con Brunori che rende il tutto più teatrale. Stupenda. 
  • Beppe Fiorello con Paola Turci: musicalmente uguale, con solo un passaggio recitato di Fiorello. Anche questa, più teatrale.
  • Syria con Anna Tatangelo: Girl Power: due cantanti nate musicalmente su questo palco (Syria 1996, Tatangelo 2002), alle prese con una canzone già classica, resa ancora più classica da un nuovo arrangiamento solamente piano e voce.
  • Jack Savoretti con Ex-Otago: La voce roca e rock di Savoretti da una nuova profondità a "E' solo una canzone", con strofe in inglese. E' solo un duetto, ma funziona molto bene.
  • Paolo Jannacci e Massimo Ottoni con Enrico Nigiotti: Jannacci aggiunge un tocco di piano di classe e Massimo Ottoni disegna sulla sabbia proiettata nello schermo tra le poltrone delle prime file. Nigiotti canta in maniera più recitata. Scenografica.
  • Irene Grandi con Loredana Bertè: la cantante toscana rende ancora più rock, grintosa e "vaschiana" "Cosa ti aspetti da me", una canzone che sarebbe stata perfetta anche per lei. Girl Power 2.
  • Manuel Agnelli con Daniele Silvestri e Rancore: praticamente quella a tre è la versione originale di "Argentovivo", visto che è stata scritta con il leader degli Afterhours, che entra nel break e armonizza alla fine. Intensa.
  • Biondo e Sergio Sylvestre con Einar: è il team "Amici". Sergio Sylvestre ha vinto il talent nel 2016 (e nel 2017 ha partecipato al Festival, tra i "big"), Einar e Biondo hanno partecipato all'ultima edizione. Ma il pezzo resta debole, e nemmeno la presenza dei due amici di Einar riesce a farlo decollare.
  • Ermal Meta con Simone Cristicchi: lo scorso anno il cantautore romano fu ospite di Ermal Meta e Fabrizio Moro nella serata dei duetti. Ora Ermal ricambia il favore. Entra in punta di piedi in "Abbi cura di me" e con la sua interpretazione appena sussurrata aggiunge bello al bello: "Abbi cura di me" resta una delle canzoni più belle di questa edizione.
  • Sottotono con Nino D’Angelo e Livio Cori: i Sottotono accentuano le venature soul e r&b del pezzo. L'intreccio tra hip hop, canzone napoletana, eletronica e soul è qualcosa di interessante.
  • Morgan con Achille Lauro: "Rolls Royce" è ancora più rock, con Morgan che apre al piano, si divide tra tastiera e basso. Un'esibizione punk, provocatoria, a suo modo geniale: "Dio ti prego salvaci da questi giorni / Metti da parte un posto e segnati ‘sti nomi...". 
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