Riforma UE del diritto d'autore, è scontro tra artisti e discografia

Riforma UE del diritto d'autore, è scontro tra artisti e discografia

Una serie di sigle che raggruppa autori, musicisti, manager e produttori ha reagito con veemenza alla lettera aperta, diffusa solo lo scorso giovedì 7 febbraio, nella quale diverse associazioni di discografici annunciavano di rinunciare alla battaglia per la ratifica definitiva della riforma del diritto d'autore approvata lo scorso mese di settembre dal parlamento europeo: in una nota congiunta l'UK Council of Music Makers, ente che rappresenta istituti come BASCA, FAC, MMF e MPG, ha espresso "profondo disappunto nel vedere le etichette discografiche e le società di edizioni disfarsi in questo modo degli interessi dei propri artisti e dei propri creativi".

"Come YouTube, loro [le case discografiche] hanno fatto un intenso lavoro di lobbying durante i negoziati senza confrontarsi con la comunità artistica: tattiche da mano pesanti per interessi da pesi massimi. La verità è che vogliono stoppare la direttiva non solo per le modifiche all'Articolo 13, ma per evitare le nuove norme sulla trasparenza e sulla correttezza dei compensi economici previste dagli articoli 14 e 16. E' triste che interessi commerciali a breve termine possa essere messo davanti a un aggiornamento della legge sul diritto d'autore della quale beneficerebbe tutto il comparto".

"L'obbiettivo principale della riforma era quella di creare un livello comune sul mercato unico europeo per permettere ai detentori di diritti d'autore di creare e investire in contenuti differenziati da distribuire in Europa", avevano sostenuto, contestando il testo attuale, Impala e IFPI: "Nonostante il nostro impegno costante, negli ultimi due anni, di trovare una via comune, proponendo alternative, il testo così com'è oggi non solo manca di centrare l'obbiettivo dei singoli articoli, ma di tutta la riforma. Lungi dal trovare un piano di gioco comune a tutti gli attori della filiera, l'approccio attuale del provvedimento non solo manca di centrare gli obbiettivi originali, ma rischia di causare seri danni al comparto, aggravando ulteriormente la fuga dall'Europa di produttori, distributori e creativi. A queste condizioni, purtroppo, preferiremmo non avere del tutto uno direttiva che averne una cattiva".

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