Sanremo, la terza serata: ascolti in ascesa, la classe non è acqua

Sanremo, la terza serata: ascolti in ascesa, la classe non è acqua

Anche oggi, poche parole da dire sui dati della terza serata del Festival di Sanremo 2019. Gli ascolti parlano chiaro: lo share del 46.7% è molto positivo, in aumento rispetto alla seconda serata e in tenuta rispetto alle passate edizioni. 

Una parola molto usata ogni anno per parlare o scrivere del Festival è “formula”: ci si chiede spesso quale sia quella giusta per confezionare un successo, quali siano gli errori o le debolezze - anzi, quest’ultimo atteggiamento è solitamente il più diffuso nello sport nazionale della critica negativa e del mugugno sulla manifestazione. 

Ecco, quest’anno la formula si può riassumere in una sola parola: si chiama “classe”, quel fascino imponderabile e indescrivibile capace di far diventare qualità anche gli errori. E’ la classe di Claudio Baglioni e della sua squadra, che riesce a farsi strada tra le oggettive difficoltà di cui tanto si è parlato in questi giorni, e trasforma i rischi in opportunità. E’ la classe di chi ha mestiere da vendere, non solo in campo musicale ma ormai anche televisivo, dimostrando di aver compreso perfettamente cosa significhi confezionare un varietà.

Ieri sera, come anche nella serata precedente, abbiamo visto una interpretazione attuale, coraggiosa e intelligente di un genere storico a cui - volente o nolente - il Festival appartiene. Un genere molto amato dal pubblico del sabato sera, una specie di totem di cui non è certo facile indovinare, appunto, la formula.   La puntata è scivolata via piacevolmente, alternando momenti altissimi a fasi meno brillanti, la cui presenza, però, non altera la qualità complessiva del prodotto. 

Dalle esibizioni emozionanti di Venditti e Baglioni, che hanno creano un effetto nostalgia perfettamente aderente al genere, alla meravigliosa autoironia della grande Ornella Vanoni, vera punta di diamante della puntata, attorno alla quale è stato costruito un racconto elegante ed affettuoso, anche per merito di Virginia Raffaele che si è prestata con grazia e rispetto a farle da spalla comica.  

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Accanto a questi momenti quasi perfetti abbiamo anche visto “numeri” decisamente più scarichi, come la presenza un po’ appannata del comico di Zelig Paolo Cevoli, o la gag di Bisio e Raffaele che cantano “Ci vuole un fiore” - un po’ troppo lunga e ancora con poca amalgama tra i due conduttori.

L’alternanza di momenti emotivamente forti con situazioni comiche o musicali un po’ più deboli ha creato quel ritmo emotivo regolare e morbido  che accompagna piacevolmente lo spettatore attraverso le lunghe ore della diretta, senza fargli sentire la fatica o la noia che, sempre, sono lo spauracchio di programmi di questo genere e di questa durata. 

Se, come dicevamo nei giorni scorsi, gli ingredienti sono di ottima qualità, la ricetta ha probabilità molto alte di riuscire, ma il suo successo non è mai scontato: ciò che fa la differenza, e che riesce a garantire il buon esito del piatto anche a dispetto delle condizioni di partenza, è proprio la classe, l’esperienza, la sensibilità artistica che Claudio Baglioni, a dispetto di ogni critica, sta riuscendo anche questa volta a regalare al suo (e al nostro) Sanremo. 

(Daniela Cardini)

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