Riforma UE del diritto d'autore, le associazioni discografiche gettano la spugna: 'Meglio non averla del tutto che averla così'

Riforma UE del diritto d'autore, le associazioni discografiche gettano la spugna: 'Meglio non averla del tutto che averla così'

Pare essere giunto a un punto morto il processo di ratifica e attuazione della riforma del diritto d'autore approvata dal Parlamento Europeo lo scorso mese di settembre: in un comunicato congiunto diffuso ieri, giovedì 7 febbraio, diversi enti rappresentati di titolari di copyright come l'associazione di categoria internazionale dei discografici IFPI e il consorzio di etichette indipendenti europee Impala hanno fatto sapere di essere pronti a rinunciare del tutto al documento, snaturato - a dire delle associazioni - dalle modifiche apportate dopo la sua approvazione in aula.

"L'obbiettivo principale della riforma era quella di creare un livello comune sul mercato unico europeo per permettere ai detentori di diritti d'autore di creare e investire in contenuti differenziati da distribuire in Europa", si legge nella nota: "Nonostante il nostro impegno costante, negli ultimi due anni, di trovare una via comune, proponendo alternative, il testo così com'è oggi non solo manca di centrare l'obbiettivo dei singoli articoli, ma di tutta la riforma. Lungi dal trovare un piano di gioco comune a tutti gli attori della filiera, l'approccio attuale del provvedimento non solo manca di centrare gli obbiettivi originali, ma rischia di causare seri danni al comparto, aggravando ulteriormente la fuga dall'Europa di produttori, distributori e creativi. A queste condizioni, purtroppo, preferiremmo non avere del tutto uno direttiva che averne una cattiva".

La protesta delle associazioni di categoria discografiche segue l'appello, lanciato dagli stessi enti solo lo scorso 18 gennaio, affinché i legislatori apportassero "modifiche sostanziali" al testo della riforma, specialmente all'Articolo 13 del testo, oggetto di controversie e critiche non solo da parte della discografia e dall'industria creativa ma anche dai distributori digitali come YouTube.

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