Jerry Cantrell ricorda come gli Alice in Chains tornarono insieme dopo la morte di Layne Staley

Jerry Cantrell ricorda come gli Alice in Chains tornarono insieme dopo la morte di Layne Staley

Il chitarrista degli Alice in Chains Jerry Cantrell è l’ospite del programma del batterista dei Metallica Lars Ulrich "It's Electric!" in onda nel fine settimana su Apple Music Beats 1. In una anteprima dell’intervista ha parlato della decisione di far rivivere gli Alice in Chains dopo la morte di Layne Staley avvenuta il 5 aprile 2002.

Durante la loro chiacchierata Ulrich chiede a Cantrell se si fosse sentito pronto a far tornare in vita gli Alice in Chains perché aveva capito che il nuovo cantante William Duvall era la persona giusta? Oppure se avesse pensato che fosse giunto il tempo di ricominciare con la band e poi avesse trovato Duvall?

Cantrell risponde così:

"Penso che sia la seconda delle due ipotesi. Perché noi non sapevamo bene cosa fare, abbiamo chiesto a un gruppo di nostri amici, come Phil Anselmo, Ann Wilson e anche William, di suonare insieme a noi. Abbiamo fatto qualche prova con questi amici, abbiamo cantato qualche canzone e cose di quel genere. Ricordo che fu un’idea che discussi qualche volta con Sean (Kinney, il batterista, l'altro membro originario della band statunitense oltre a Cantrell) e lui mi rispose 'Ci penserò.'"

Cantrell parla poi di cosa accadde dopo la morte di Staley complice il tremendo tsunami che fece diverse vittime in Asia nel 2004:

"Prima che William entrasse in scena, dovevamo pensare alla band. Questa è la nostra vita. L'abbiamo creata e solo perché il nostro amico non è più qui, non significa che questa roba non sia ancora viva e che non parli ancora alle persone, è il nostro lavoro e non abbiamo nulla di cui vergognarci. Ne siamo i proprietari. Questi siamo noi. Questo è quello che facciamo. Ci è voluto un po'. Di questo non ne abbiamo parlato molto”.

Aggiunge ancora:

"E poi, all'improvviso, accadde questa orribile tragedia e vedi le persone che si danno da fare per aiutare altre persone, lo tsunami e tutti questi concerti per raccogliere fondi. Sean mi chiama e dice, 'Perché non facciamo un qualcosa, raccoglieremo dei soldi, lo facciamo per quello. Facciamo solo un concerto, ci riuniamo a suonare, invitiamo qualche amico'. Non era un grande progetto. Abbiamo fatto quella cosa e poi abbiamo pensato, beh, facciamo un altro passo. E poi abbiamo fatto un'altra cosa e poi ne abbiamo fatta un’altra ancora. E’ così che questa band si è sempre mossa".

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