I Keane si raccontano: 'C'è il rock nel nostro futuro'

I Keane si raccontano: 'C'è il rock nel nostro futuro'
Si sono esibiti ieri sera all’Alcatraz di Milano i Keane, preceduti dalla performance di Rufus Wainwright. In scaletta anche due nuovi brani, “Nothing in your way” e “Hamburg song”, che lasciano intravedere la direzione della band per il successore di “Hopes and fears”. “Crediamo di aver fatto dei progressi”, ha spiegato a Rockol il batterista Richard Hughes. “Queste due nuove canzoni sono rumorose e rockeggianti, nelle liriche e nel modo in cui le suoniamo. Tom suona anche l’organo Hammond. Non vedo l’ora di entrare in studio per registrarle, lo faremo in aprile, nella speranza di pubblicare un nuovo album entro la fine dell’anno. Ma prima dobbiamo finire il tour… ‘Hamburg song’ si intitola così perché l’abbiamo composta ad Amburgo. Si apre con questi versi: ‘I don't wanna be adored / Don't wanna be first in line / Or make myself heard’ (non voglio essere adorato, non voglio essere in prima fila o farmi ascoltare a tutti i costi). E prosegue così: ‘I'd like to bring a little light / To shine a light on your life / To make you feel loved’ (vorrei portare una scintilla per illuminare una luce nella tua vita, per farti sentire amato). Sono parole che ci rappresentano alla perfezione in questo momento. Non cerchiamo di essere delle grandi star, vogliamo solo comunicare in modo molto onesto, rimanendo noi stessi. Credo sia il miglior testo che abbiamo mai scritto”. Sono la nuova promessa del pop britannico ma sembrano mantenere i piedi per terra. Aspettative per il futuro? “Avere il tempo necessario per realizzare un buon secondo album, che non contenga soltanto un paio di hit ma che sia buono dall’inizio alla fine”. Come è cambiata la vostra vita dopo il successo? “Siamo molto impegnati e abbiamo poco tempo per tornare alle nostre case. Diciamo che non conduciamo più una vita ‘normale’”. Quale pensi sia il segreto del vostro successo? “Siamo stati estremamente fortunati. Il nostro unico merito è quello di scrivere canzoni oneste in cui la gente si riconosce”. Cosa pensate dei Coldplay, a cui alcuni vi hanno paragonati? “Non credo proprio che gli assomigliamo, piuttosto agli Smiths. I Coldplay sono una band recente, troppo recente per dire che ci ha influenzato. Siamo cresciuti ascoltando Beatles e Nick Drake”. Ma spendono lodi per Rufus Wainwright, che apre i loro concerti. “E’ un songwriter affascinante. Ci siamo conosciuti a novembre e in quell’occasione gli abbiamo fatto un sacco di complimenti per il suo ‘Want one’. Gli abbiamo chiesto di aprire i nostri concerti e ha risposto subito di sì”. Siete diventati molto conosciuti in Italia grazie ad uno spot. Non pensate in futuro di rimanere “quelli della pubblicità…”? “Non ci trovo nulla di male. La storia musicale è piena di band che hanno incrementato il loro successo ‘prestando’ canzoni a degli spot. Noi l’abbiamo fatto per soldi, senza alcun rimorso morale. Una band emergente deve fidarsi delle persone che lavorano nell’industria musicale e nella nostra etichetta qualcuno ci ha detto che per il vostro paese poteva essere utile questo tipo di strategia. E poi si tratta di una compagnia telefonica, non di sigarette o prodotti che possono nuocere alla salute”. Come mai non usate la chitarra nelle vostre canzoni? “Perché abbiamo lo stesso una ‘guitar sensibility’. Usiamo il piano come se fosse una chitarra o più semplicemente inseriamo nei ritornelli efficaci riff di piano o Hammond. Ci conosciamo da tantissimo tempo, abbiamo frequentato le stesse scuole e siamo cresciuti insieme. Non ci sembrava quindi il caso di far entrare nella band un nuovo membro. E poi non penso che alla gente interessi più di tanto se non abbiamo un chitarrista. Una cosa bella della musica e che puoi fare quello che vuoi”. Vi siete attivati per evitare la chiusura del Bull And Gate, storico locale londinese e tappa fondamentale per le band emergenti inglesi. “E’ uno dei primi locali che ci ha permesso di suonare. Qualche giorno fa abbiamo tenuto lì un concerto per dimostrare la nostra disapprovazione alla sua chiusura. Sarebbe una vergogna, perché un posto così è importantissimo per tutte le giovani band che vogliono farsi ascoltare”.
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