Sanremo 2019, seconda serata: le canzoni e lo spettacolo migliorano

Sanremo 2019, seconda serata: le canzoni e lo spettacolo migliorano

La seconda serata di Festival di Sanremo 2019  somiglia al fortunato formato dell’edizione 2018: più spazio a Baglioni, che canta le sue canzoni (apertura con “Noi no”), duetta con gli ospiti e fa qualche siparietto autoironico. I due conduttori sono sembrati decisamente più sciolti, con la Raffaele che torna a giocare a fare le sue imitazioni.
Insomma: un Festival riscritto, rispetto alla prima serata, che era sembrata non solo lunga ma anche poco scorrevole nella parte spettacolare, al di là delle canzoni. Questa sera i cantanti in gara erano solo 12 - gli altri domani - e questo ha favorito lo show: belli gli intermezzi con Mannoia e Mengoni e divertente la gah in cui Baglioni canta i suoi brani punteggiati dalle pernacchie assieme a Claudio Bisio. 

Alle 23 e 45, tutte le canzoni in gara sono già passate, e la serata si va a chiudere con un lungo blocco dedicato a Baudo, ad un duetto con Cocciante (che gela con lo sguardo Baglioni quando sbaglia l'entrata di "Margherita") e allo spettacolo. Peccato solo per Pio e Amedeo, messi a commentare “Questo piccolo grande amore” - che sacrilegio...- e a fare battute qualunquiste. Una caduta di stile, una volgarità di cui non c’era bisogno. 
Detto questo: alcune note sulle canzoni al secondo passaggio.

Achille Lauro - "Rolls Royce” Il giro di chitarra ricorda “1979” degli Smashing Pumpkins (non bestemmiate…). In sala stampa siamo circondati da gente che urla “Rolls Royce, Rolls Royce!”. Talmente cazzona che fa il giro e funziona ad ogni ascolto di più.

Arisa - "Mi sento bene”: sbaglia l’attacco di una strofa, e riprende la canzone come se nulla fosse, con la faccia contenta. Un(a) cantante normale sarebbe andato/a in panico, ma lei è di un altro pianeta, e si diverte. Bravissima, e canzone “leggera” nel senso buono del termine.

Einar - "Parole nuove": La percezione è la stessa, al secondo ascolto: una canzone d’amore enfatica nell’arrangiamento, non particolarmente originale.

Il Volo - "Musica che resta”:  anche qua, al secondo ascolto la percezione della canzone non cambia. Arriva dritta dove deve arrivare, è fatta per tirare giù l’Ariston, e ci riesce.

Nek - "Mi farò trovare pronto”: pure questa sera Nek è nella prima parte della serata, e non è un caso; una canzone bella carica, interpretata con convinzione, e dal suono pieno: cresce ad ogni ascolto.

Daniele Silvestri - "Argento vivo”. E’ tutto perfetto: l’idea, la scrittura di Silvestri, il rap di rancore, la batteria di Rondanini, la messa in scena, la regia. Chapeau.

Ex-Otago - "Solo una canzone”: meglio, al secondo ascolto, la melodia funziona, e l’orchestra sostiene il tutto. Buon pop intimista.

Ghemon - "Rose viola”: la canzone che cresce di più ad ogni passaggio: melodica, raffinata, moderna nei suoni. E' uno dei migliori in giro, e non vediamo l’ora di sentire la versione rielaborata con Diodato e Calibro 35, venerdì sera.

Loredana Berté - "Cosa ti aspetti da me”: Si prende una standing ovation dal pubblico dell’Ariston, e la sala stampa applaude. Non è solo per la carriera, è perché questa canzone è pura Berté, rabbiosa e sfrontata.

Paola Turci - "L'ultimo ostacolo”: ancora più sciolta e padrona della scena. Al primo ascolto, nella versione di studio, non ci aveva fatto impazzire: sul palco dell’Ariston va sempre meglio.

Negrita - "I ragazzi stanno bene”: il titolo dice tutto. La band è in forma, si muove sul palco dell’Ariston come se stesse facendo un concerto, non un passaggio in TV, e la canzone ha una bella costruzione melodica.

Federica Carta e Shade - "Senza farlo apposta”. Una canzone già sentita: costruzione classica per il suo genere, con l’alternanza di strofe rappate e ritornello con voce femminile. Continua a non colpire.

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