NEWS   |   Italia / 06/02/2019

Sanremo 2019, gli Zen Circus: 'La fama è una cosa, il mondo dei biglietti staccati ai concerti un'altra'

Sanremo 2019, gli Zen Circus: 'La fama è una cosa, il mondo dei biglietti staccati ai concerti un'altra'

Dalle esibizioni sui palchi simbolo della scena indipendente italiana a quella sul palco dell'Ariston, in gara al Festival di Sanremo 2019: "Siamo il Circus che va al circo", scherzano Appino e compagni, "è un luogo positivo nel suo essere grottesco. Questo è un contesto parallelo al nostro. Più che l'emozione, c'è l'effetto novità. Il cast, quest'anno, è abbastanza familiare, per noi, quindi questo ci ha dato l'impressione di partecipare ad una festa più che ad una competizione".

Insieme a Motta, agli Ex-Otago e a Ghemon, gli Zen Circus sono tra gli outsider degli Festival: poco noti al pubblico nazionalpopolare di Rai1, ma con una storia importante alle spalle, tra dischi e concerti (quest'anno ricorre il ventesimo anniversario dell'uscita del loro primo album, dieci da quello che li consacrò sulla scena, "Andate tutti affanculo"). "La fama è una cosa, il mondo dei biglietti staccati ai concerti un'altra cosa", commenta la band, "siamo qui in rappresentanza dei migliaia di ragazzi che vengono ai nostri concerti e che fanno girare la musica. Non ci sentiamo portatori di alcun tipo di verità, perché nella musica non esiste verità".

La quota - diciamo così - "indie-alternative" è stata sonoramente bocciata dalla giuria demoscopica, che ieri sera è stata chiamata a votare (insieme al pubblico da casa tramite il televoto e i giornalisti della sala stampa) le 24 canzoni in gara. Nella classifica parziale di fine serata, che ha mostrato solo i voti della demoscopica, composta da un campione statisticamente rappresentativo di 300 persone selezionate tra abituali fruitori di musica: "Sanremo è una tradizione e ci rendiamo conto che magari possiamo non andare d'accordo con quella tradizione. Noi e Sanremo siamo come due rette parallele che non si sono mai toccate. Però ci occupiamo della stessa cosa: la musica italiana, che ha varie sfaccettature".

Gli Zen Circus hanno scelto di presentare in gara "L'amore è una dittatura": un pezzo particolare, senza ritornello, coraggioso nel contesto sanremese, come a voler evitare di cercare facili consensi. Nel testo si parla di "topi arrivati in massa con le maree", di "porte aperte" e di "porti chiusi": "Ma non è una canzone politica", ci tengono a precisare Appino e i suoi, "in questo momento storico particolare fare politica con la musica non ci interessa. Quello che porti sul palco non dovrebbe mai avere colori politici. Noi da dieci anni ambientiamo temi personali all'interno del contesto in cui vive in quel momento la canzone che è stata scritta. 'Andate tutti affanculo' era un titolo figlio di quel momento storico". "'L'amore è una dittatura' è una canzone politica nel senso che tutte le canzoni sono politiche in un dato momento e in un dato contesto", insistono i componenti della band toscana, "'Chi non lavora non fa l'amore', cantata in quel preciso momento, era una canzone politica. La nostra canzone è una fotografia di questa Italia".

In concomitanza con la partecipazione al Festival, gli Zen Circus spediscono nei negozi la loro prima raccolta, "Vivi si muore - 1999-2019", che racchiude vent'anni di storia della band. Ad aprile, invece, il gruppo festeggerà i dieci anni di "Andate tutti affanculo" con un concerto-evento al Paladozza di Bologna. Ma le sorprese non finiscono qui: "Arriverà anche un libro, una biografia romanzata della band. Uscirà nel 2019. Il titolo: 'Andate tutti affanculo'".

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