Sanremo 2019, la prima serata del festival in TV : ottimi ingredienti, ricetta migliorabile

Sanremo 2019, la prima serata del festival in TV : ottimi ingredienti, ricetta migliorabile

Partiamo dal dato: lo share del 49,5% per la prima serata del Festival di Sanremo 2019. Due punti in meno rispetto alla prima edizione di Baglioni (51,4), quella dei record. Ma più dello share è il dato assoluto a marcare una differenza: 10.086.000 spettatori quest’anno, 13.776.000 l’anno scorso. Una partenza in leggera salita per la 69a edizione del Festival di Sanremo, 
Dopo il commento alle canzoni, vogliamo raccontare qui gli aspetti televisivi del Festival, che al di là degli ascolti presentano più di un elemento di interesse - e molti margini di miglioramento.

IL PALCO  E LE LUCI
Un  Ariston con proporzioni così ampie non si era mai visto. Sacrificando pochissimi posti in platea, la scenografia essenziale di Francesca Montinaro ha saputo moltiplicare il risicato spazio disponibile, rendendolo profondo, elegante, movimentato. Le sedute in platea che si aprono a seconda delle esigenze sceniche, per fare spazio all’immancabile scalinata sanremese, sono una trovata intelligente. Un light design, curato da Mario Catapano, complesso e perfetto ha regalato ad ogni performance una confezione degna delle grandi manifestazioni internazionali. 

LA REGIA
La mano sicura di Duccio Forzano ha orchestrato le quattro ore e mezza di diretta con intelligenza e passione, regalando ad ogni artista in gara una performance tagliata su misura, capace di enfatizzare il mood del pezzo e raccontarne l’emotività, senza cercare facili scorciatoie spettacolari. Alcune chicche: le intense inquadrature del brano di Silvestri, con il rapper Rancore incappucciato in controcampo, e la doppia inquadratura di Cristicchi, con il volto in primo piano e la figura intera in campo lungo contemporaneamente visibili sullo schermo, che crea una percezione visiva “impossibile” per una diretta.

CLAUDIO BAGLIONI
La sua entrata in scena su “Via” è strepitosa, piena di energia e di carisma, capace di riprodurre con esattezza l’atmosfera e l’impatto visivo dei suoi concerti, le coreografie e i giochi di luce che ne costituiscono la cifra stilistica. Niente parole, niente scalinate: parla la sua musica. 
Nel corso della puntata però progressivamente si fa da parte, tra espressioni impenetrabili e siparietti comici con i suoi ospiti. Forse le polemiche dei giorni scorsi lo hanno demotivato o irritato. Qualunque cosa sia, una certa sua irritazione ogni tanto trapela. 

LA CONDUZIONE
Il vero punto debole di questo Sanremo - speriamo solo di questa prima serata. Non c’è chimica tra Claudio Bisio e Virginia Raffaele. Il primo troppo emozionato per gran parte della puntata, la seconda con look sottotono e non a suo agio nel ruolo di conduttrice, che non è la sua cifra: senza i suoi personaggi la sua verve non emerge. Due comici insieme su un palco così importante si elidono a vicenda anziché potenziarsi, nessuno dei due vuole essere la spalla dell’altro e sembra che non abbiano ancora trovato l’equilibrio che li faccia uscire dallo schema  “leggo il gobbo e sto tranquillo”. 

L’INTRATTENIMENTO
La necessità di presentare tutte e 24 le canzoni in gara costringe la puntata ad una corsa contro il tempo che sacrifica moltissimo l’intrattenimento. I siparietti comici tra i conduttori sembrano riempitivi, a volte superflui, spesso dannosi (“Ci son due coccodrilli” di Baglioni con Favino e l’omaggio al quartetto Cetra sono pagine dimenticabili della storia del Festival). Nella sostanza, nonostante siano stati rispettati i tempi preannunciati in conferenza stampa il grande assente di questa puntata è il ritmo televisivo: non è sufficiente impaginare correttamente le canzoni, se i momenti di intrattenimento che le incorniciano non sono di pari livello.

Un Festival con ingredienti di ottima qualità (le canzoni, gli ospiti, il livello tecnico altissimo) ha bisogno di una decisa messa a punto della componente strettamente televisiva. Il banco di prova, come sempre, sarà la seconda serata. 

(Daniela Cardini)

Dall'archivio di Rockol - Duccio Forzano racconta la regia del Festival
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