Sanremo 2019, l'intervista al presidente della Giuria d'Onore Mauro Pagani: 'Cerco canzoni che mi emozionino con la semplicità'

Sanremo 2019, l'intervista al presidente della Giuria d'Onore Mauro Pagani: 'Cerco canzoni che mi emozionino con la semplicità'

"Il cast di Sanremo è come la vendemmia: molto dipende dall'annata. E quello che produce l'annata - nel nostro caso, dal punto di vista discografico - è quello su cui ci si trova a lavorare". Il musicista e produttore di Chiari, già direttore musicale all'Ariston nel 2013 e nel 2014, è stato nominato presidente della Giuria d'Onore della sessantanovesima edizione del Festival della Canzone Italiana. Mauro Pagani, che sa cosa significa trovarsi dall'altra parte della barricata, ha ben presente quale sia il mandato del compito che andrà a svolgere nei prossimi giorni: "La tendenza del festival è dettata dalla sua definizione: Sanremo è un varietà televisivo che si occupa di canzoni, con un pubblico tendenzialmente adulto", ci spiega a proposito del cast assemblato per il festival 2019. "Nonostante le classifiche di vendita degli ultimi mesi siano state dominate dalla trap, non avrebbe avuto senso chiamare all'Ariston solo trapper, perché uno show, per essere generalista, deve accontentare tutti. Ma, a differenza delle edizioni passate, quest'anno mi pare che la pattuglia dei concorenti sia più coerente con quella che è l'attuale realtà del mercato - non come quando i giovani in gara al festival sembravano scelti dai vecchi. Quindi mi sentirei di dire che sì, almeno sulla carta, l'idea di Baglioni di un festival popolar-nazionale sia stata realizzata bene".

Pagani, quando lavorò al Festival di Sanremo in veste di direttore musicale, non si è mai trovato in particolare disaccordo con la Giuria di Qualità: "In un varietà basato sulle canzoni, anche le scelte della giuria devono essere popolari", ci spiega. "Le persone appartenenti al mondo dello spettacolo sono in grado di dare valutazioni più vicine al sentire medio, rispetto a uno 'specializzato' come posso essere io. I tecnici come me tendono a basare i loro giudizi sull'arrangiamento e sulla scrittura dei brani, ma ci sono altri aspetti - come saper comunicare e saper tenere la scena - che chi appartiene al mondo dello spettacolo tout court è in grado di giudicare con maggiore libertà".

E proprio la libertà è la base dalla quale Pagani vuole muovere per organizzare i lavori della Giuria d'Onore del Festival di Sanremo 2019: "Mi piacerebbe che ognuno potesse votare in completa autonomia di giudizio, senza dover rendere conto a nessuno del suo ruolo di membro di una giuria di qualità. Vorrei che ognuno potesse godere dell'anonimato del proprio voto anche all'interno della giuria stessa, proprio per evitare che - influenzandosi a vicenda - i giurati vadano a premiare a tutti i costi la ricercatezza o la stranezza. Che uno voti pure una canzone estremamente semplice, se crede e se pensa che il brano funzioni. Perché spesso nella musica popolare succedono piccole magie che i ‘non tecnici’ sono in grado di cogliere anche meglio di chi ha conoscenze specifiche. Io, per dire, in materia di preferenze musicali mi trovo spesso più d'accordo con i non musicisti che con i musicisti come me; spesso dietro alla non professionalità si cela una sensibilità da non sottovalutare. Credo comunque che tutti i componenti della giuria d’onore, quest'anno, possano mettere in campo una percentuale di competenza”.

Qual è la caratteristica indispensabile che deve avere una canzone in gara a Sanremo 2019 per essere premiata da Mauro Pagani? "Come diceva Fabrizio De André, la canzonetta deve emozionare, altrimenti si scrivono lettere. La musica popolare non ha paura delle emozioni, a differenza della musica 'alta'. Io cerco canzoni che mi prendano le budella. Senza scomodare Ungaretti e la sua poesia 'Mattina' - ‘M’illumino / d'immenso' -, spesso per emozionarmi bastano tre parole: cerco canzoni che mi emozionino con poco. Perché io sono lo spettatore perfetto, al cinema: quando guardo un film mi 'bevo' tutto, non sto a guardare la luce della fotografia o i movimenti di macchina. Quelli sono aspetti che considero dopo. La stessa cosa, più o meno, mi capita con la musica. A parte certi gravi errori tecnici, che non riesco a non sentire, non dò mai troppo peso ai tecnicismi, perché la semplicità mi emoziona. Mi piacerebbe molto essere in grado di scrivere dei capolavori con tre accordi. Anche perché essere originali, oggi, è molto più difficile anche solo rispetto a vent'anni fa. E, di conseguenza, è ancora più difficile essere bravi usando un linguaggio semplice. Ecco perché mi auguro, da presidente della Giuria d'Onore di questo Festival di Sanremo, di emozionarmi".

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