Con 'Niente di me' Ainé vuole fare la differenza - VIDEOINTERVISTA

Con 'Niente di me' Ainé vuole fare la differenza - VIDEOINTERVISTA

"Credo che in Italia ci sia bisogno di sentire roba nuova", sbotta ad un certo punto della chiacchierata Ainé, sollevando lo sguardo da terra. Lo dice senza presunzione: "Alcuni generi musicali non si sono evoluti, non sono cambiati e ora stanno scemando. Dopo un po' che parli di mitra, droga, carri armati e macchinoni rompi il cazzo". Nel suo piccolo il ventisettenne musicista romano vuole provare a cambiare lo stato delle cose. Il suo nuovo album, "Niente di me", uscito appena pochi giorni fa, è tra le prime sorprese di questo 2019, un mix di r&b, hip hop, soul e jazz che vede Ainé mettere a frutto anni di studio e di gavetta: "Ho iniziato a 17 anni a studiare e a ricercare suoni, per capire cosa fare realmente e cosa poteva calzarmi a pennello. Con questo album credo di essere riuscito a trovare una mia precisa identità", spiega a Rockol.

Ainé - vero nome Arnaldo Santoro, classe 1991 - si è fatto le ossa negli Stati Uniti. Dopo aver frequentato una delle scuole di musica più prestigiose della Capitale e dopo aver terminato il liceo linguistico è salito su un aereo ed è volato prima a Los Angeles e poi a Boston, dove grazie ad una borsa di studio ha potuto perfezionare gli studi: "Sono rimasto negli States per un paio d'anni. In America va tutto alla velocità della luce. Da parte dei non addetti ai lavori c'è un rispetto nei confronti della musica e dei musicisti davvero invidiabile. È una delle cose che mi hanno colpito di più", racconta.

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Il suo primo album, "Generation one", uscito nel 2016 per una piccola etichetta indipendente e accolto positivamente dai seguaci della scena nu-soul e elettronica italiana, conteneva brani scritti e cantati per lo più proprio in inglese. Stavolta, invece, Ainé ha deciso di puntare tutto su testi in italiano: "Era da tempo che volevamo dare una svolta a questo progetto. Facendo un disco tutto in Italiano abbiamo dato modo a chi lo ascolta di restare concentrato in questo mondo, di non distrarsi". La scelta, precisa il musicista, è stata presa di comune accordo con la major per la quale ora incide, la Universal, che lo scorso anno lo ha messo sotto contratto: "Ma non abbandonerò mai l'inglese, ho la fortuna di conoscerlo bene e di saperlo cantare, avendo studiato lì: la pronuncia è fondamentale, è la bega che hanno a volte i cantanti italiani quando si ritrovano a cantare in inglese".

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Il passaggio da indipendente alla major, riconosce il musicista romano, se non ha cambiato il suo modo di scrivere ha influito positivamente sul suo modo di lavorare: "Dal campetto di casa e dalle prime sbucciature, ti ritrovi a giocare in serie A. Io, però, ci sono arrivato con la stessa mentalità del campetto. Con la major ci siamo cercati a vicenda, fino alla firma del contratto. Ho scritto questo album senza pensare a fattori esterni che rischiavano di distrarmi. Ho portato i provini, sono piaciuti così com'erano e poi li abbiamo registrati. Probabilmente lavoreremo anche ad alcuni singoli in inglese, per il mercato estero".

Quando Ainé racconta le lavorazioni del disco, parla al plurale: "Il fatto è che questo progetto è un gioco di squadra. Con la mia band suono da cinque anni, ormai. 'Niente di me' lo abbiamo registrato in presa diretta: ci sono errori, sporcature, ma è quella la cosa meravigliosa secondo me. Quando ascolto dischi vecchi la mia attenzione finisce sulle sbavature, sulle imperfezioni, che rendono tutto più 'umano'. Questo album non è perfetto e a me va bene così". Del gruppo che ha affiancato Ainé in studio fanno parte anche i due produttori del disco, Emanuele Triglia e Alessandro Donadei, che hanno all'attivo esperienze con progetti di musica soul e elettronica: "Avere nella band i produttori, anziché affidarsi a personalità esterne, ha reso tutto più semplice. Quando siamo entrati in studio sapevamo già che strada intraprendere, dove andare a parare. Nel mio album si può trovare l'hip hop, il soul, l'elettronica. È un disco che possono ascoltare tutti".

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Negli ultimi anni Ainé ha collezionato collaborazioni con artisti di alto profilo come - tra gli altri - Sergio Cammariere e Giorgia (che l'ha cercato per incidere insieme la cover di "Stay" di Rihanna e Mikky Ekko contenuta nel suo album "Pop heart"). Al suo fianco in "Niente di me" troviamo Ghemon e Willie Peyote, che compaiono rispettivamente in "Mostri" e "Parlo piano": "Ho sempre ascoltato black music e hip hop. Fino a cinque anni fa tra gli artisti contemporanei non c'era nessuno che mi piacesse, in Italia. Qualcuno aveva provato a fare qualcosa di interessante, ma non era mai riuscito a spingersi tanto oltre. C'era Neffa, che però veniva dal rap. Io volevo portare qualcosa di soul, di veramente soul", spiega Ainé, "io, Mecna, Willie Peyote, Mecna e Frah Quintale siamo un po' una squadra. Facciamo parte di quelle persone che vanno controcorrente. Siamo riusciti a portare un genere in Italia quando era ancora sconosciuto. Oggi i generi stanno cambiando, si stanno fondendo gli uni con gli altri, e le classificazioni non hanno più senso".

Il tour di "Niente di me" partirà il 27 febbraio dall'Auditorium Parco della Musica di Roma e terrà impegnato il musicista romano fino a fine marzo, facendo tappa a Parma (Zu Club, 8 marzo), Torino (9 marzo, Astoria), Bologna (14 marzo, Covo Club), Milano (15 marzo, Circolo Ohibò), Vicenza (16 marzo, Vinile), Genova (22 marzo, LaClaque), Pisa (23 marzo, Lumiere), Terlizzi (Bari, 29 marzo, MAT Laboratorio urbano), Avellino (30 marzo, Tilt) e Foggia (31 marzo, The Alibi): "Sul palco porterò la mia band, al completo. Mi aspetto di suonare il più possibile. So che abbiamo fatto un bel disco, ma non basta".

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