Grammy Awards 2019, è giallo: in un leak anticipati i vincitori, ma gli organizzatori smentiscono

Grammy Awards 2019, è giallo: in un leak anticipati i vincitori, ma gli organizzatori smentiscono

Sono ore agitate, le ultime, nel quartier generale della Recording Academy, l'associazione di categoria dei discografici americani che dal 1959 organizza i Grammy Awards, considerati il corrispettivo musicale - in termini di prestigio e rilevanza, anche commerciale - di quello che i Premi Oscar rappresentano per il cinema.

Nelle ultime ore sul Web è circolato quello che in tanti hanno condiserato un leak attendibile dove venivano indicati - a oltre una settimana dalla music's biggest night, in programma allo Staples Center di Los Angeles il prossimo 10 febbraio - i vincitori dell'edizione 2019 dei premi.

Oggetto della presunta fuga di notizie sono state, ovviamente, le categoria principali degli Awards, che - stando all'indiscrezione trapelata - vedrebbero trionfare la popstar newyorchese Lady Gaga con "Shallow" (come Song of the Year, dalla colonna sonora di "A Star Is Born"), Cardi B con "I Like It" (come Record of the Year) e Kendrick Lamar e SZA con "All The Stars" (dalla colonna sonora di "Black Phanter") nella categoria "Best rap performance".

"I vincitori dei Grammy Awards non sono condivisi nemmeno con gli elementi dello staff della Recording Academy, fino al giorno stesso dell'evento", si sono affrettati a precisare gli organizzatori dell'evento: "Solo allora dei funzionari della Deloitte [società di revisione chiamata come garante del corretto funzionamento del meccanismo di voto e premiazione] consegnano a chi di dovere il nome dei vincitori in buste chiuse".

L'ingaggio di note società di consulenza per mantere il più stretto riserbo sulle identità dei vincitori di un premio di alto profilo è consolidata prassi, negli USA, ma non mette al riparo da gaffe e intoppi: durante la premiazione nella categoria "Miglior film" agli Oscar del 2017 un errore nella busta con il nome dell'opera vincitrice portò all'annuncio - erroneo - di "La La Land" come opera prescelta al posto di "Moonlight", lavoro effettivamente votato dai giudici dell'Academy. Nel mirino finì la PricewaterhouseCoopers, società di consulenza chiamata a vigilare sul processo di voto, che fece pubblica ammenda e rielaborò in modo radicale le procedure di controllo in vista della cerimonia dell'anno successivo.

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