NEWS   |   Industria / 30/01/2019

Osservatorio NUOVOIMAIE, parte 38: l’intervista a Maldestro, giurato a Sanremo del Premio Enzo Jannacci 2019

Osservatorio NUOVOIMAIE, parte 38: l’intervista a Maldestro, giurato a Sanremo del Premio Enzo Jannacci 2019

Antonio Prestieri - 33 anni, napoletano, meglio conosciuto col nome d'arte di Maldestro - nel 2017 prese parte al Festival di Sanremo con il brano "Canzone per Federica" facendosi sfuggire per appena una lunghezza - arrivò secondo - il primo posto nella categoria cadetta alla sessantasettesima edizione del Festival della Canzone Italiana, ma centrò un importante bersaglio: con quella che poi sarebbe stata la terza canzone del suo secondo album, "I muri di Berlino", Maldestro conquistò la prima edizione del premio Enzo Jannacci, riconoscimento ideato da NUOVOIMAIE - del quale abbiamo già parlato nella scorsa puntata dell'Osservatorio - per supportare i Giovani in gara al teatro Ariston celebrando l'ironia e la poesia dell'indimenticabile cantautore meneghino.

Prestieri, che la sua chance sul palco l'ha già avuta, tra pochi giorni tornerà nella cittadina ligure per il secondo anno consecutivo come giudice – insieme al vincitore dell’edizione 2018 del premio, Mirkoeilcane, il figlio di Enzo Jannacci Paolo e il già chitarrista dei Pooh Dodi Battaglia - della terza edizione del premio Jannacci, che nel 2019 - con la "fusione" voluta da direttore artistico Claudio Baglioni tra le categorie dei Big e quella dei Giovani - sarà conteso dai soli vincitori delle selezioni di Sanremo Giovani Einar e Mahmood.

"Tornare all'Ariston da giurato mi fa sempre un certo effetto: preferivo stare dall'altra parte della barricata, dove si è meno 'cattivi'", ci spiega Maldestro: "Però sono contento, sia perché ascolterò della musica interessante sia perché confrontarmi con i colleghi che come me faranno parte della giuria è sempre molto divertente". Prestieri, per il quale la "materia prima" da valutare sarà tutto sommato una sorpresa - "Ammetto di non conoscere molto Einar e Mahmood, il loro è un genere che non frequento abitualmente"- ha le idee molto chiare su cosa ascoltare dai colleghi in gara: "Mi aspetto canzoni importanti, che riescano a toccare la sensibilità di chi le ascolta, come successo lo scorso anno con la canzone di Mirko [Mancini, titolare del progetto premiato Mirkoeilcane, premiato lo scorso anno]".

Il Festival della Canzone Italiana può fare di più per aiutare i giovani a emergere? "Sì. E non so se la formula adottata quest'anno possa essere efficace allo scopo", confessa Maldestro, "Ridurre il numero di emergenti da otto a due e scegliere artisti già resi visibili dai talent show televisivi mi lascia perplesso. Sarebbe bello, invece, che ai giovani venga accordata una serata per duettare con i big, per esempio, perché solo con l'aiuto dei grandi nomi - che, inevitabilmente, catalizzano l'attenzione del pubblico generalista - un artista emergente può conquistare la visibilità che un palco del genere offre".

Il Festival, comunque, rimane un'esperienza da fare: "Per me è stato bellissimo, perché l'ho preso come un gioco", ricorda Prestieri, "Sanremo è una settimana importante, che mi ha dato grandi soddisfazioni, ma la carriera un artista deve sapersela costruire dopo, camminando sulle proprie gambe". E come vede, Maldestro, il binomio tra Festival e canzone d'autore? "All'Ariston è sempre stata privilegiata la canzone italiana tradizionale, con la melodia e tutto il resto: infatti artisti come Vasco lì non hanno mai sbaragliato, facendosi valere solo a posteriori, in altri contesti. Credo sia giusto che Sanremo resti un contenitore 'leggero': preferisco un grande Festival della Canzone, con belle canzoni al centro dello show, piuttosto che un festival dove si fanno i monologhi per i migranti tanto per farli".

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