Michael Jackson, il disturbante racconto delle vittime dei presunti abusi divide l'opinione pubblica

Michael Jackson, il disturbante racconto delle vittime dei presunti abusi divide l'opinione pubblica

"Leaving Neverland", il documentario sui presunti abusi sessuali subiti da due uomini, all'epoca dei fatti minorenni, da parte di Michael Jackson, ha sollevato un bel polverone negli Stati Uniti e diviso l'opinione pubblica: se la proiezione del film è stata accolta con una standing ovation degli spettatori in sala (mentre fuori dall'Egyptian Theatre di Park City alcuni fan del Re del Pop hanno duramente contestato il regista e i due uomini, accusandoli di essere un branco di bugiardi), non è mancato chi ha sostenuto che "Leaving Neverland" rischia seriamente di infangare l'immagine e la memoria del cantante scomparso nel 2009, ricordando che in tribunale Jackson fu assolto pienamente da tutte le accuse.

Il docu-film, come già riportato da Rockol, è stato proiettato in anteprima al Sundance Film Festival lo scorso venerdì mattina: diretto da Dan Reed, racconta attraverso le testimonianze dei due uomini e dei loro familiari le presunte violenze sessuali che questi avrebbero subito all'interno del ranch di Neverland da parte del Re del Pop, quando avevano rispettivamente 7 e 10 anni. Ma cosa viene mostrato in "Leaving Neverland"?

Le prime recensioni pubblicate in rete e sui giornali statunitensi, scritte dai giornalisti che hanno avuto modo di assistere alla proiezione, parlano di un film che racconta in maniera piuttosto esplicita le presunte molestie subite dai due uomini.

Il film è costruito tutto sul racconto di Wade Robson e James Safechuck - questi i nomi dei due uomini - e di alcune persone a loro vicine: vero o falso che sia, è molto forte, e pieno di dettagli disturbanti che evitiamo di riportare (si parla per lo più di masturbazione reciproca e sesso orale).

Robson racconta di essere stato vittima di abusi da parte di Jackson per sette lunghi anni, da quando era un bambino di appena 7 anni fino ai 14: ma, come hanno fatto notare i fan del cantante, all'epoca del processo testimoniò a favore di Michael Jackson e la sua fu una delle deposizioni che di fatto scagionarono la popstar dalle accuse di abusi sessuali su minore e da tutte le altre accuse di reato che gli erano state imputate.

Robson, che oggi ha 37 anni ed è un affermato coreografo (ha collaborato con Britney Spears e gli NSYNC), dopo la proiezione ha spiegato, per rispondere alle accuse dei fan:

"Non sento di dovergli dire niente. Solo che capisco quanto sia difficile, per loro, crederci. Perché in un certo senso, non molto tempo fa, mi trovavo nella loro stessa posizione. Anche se mi era successo davvero, non riuscivo ancora a crederci. Non riuscivo a credere che ciò che mi aveva fatto Michael era una cosa brutta. Riusciamo ad accettare e comprendere qualcosa solo quando siamo pronti. Non possiamo fare niente per cambiare le cose".

Anche James Safechuck (che nel 1987 recitò accanto a Michael in uno spot) nel documentario sostiene di aver subito per diversi anni violenze sessuali da parte del cantante - ma proprio come Robson, nel processo negò tutto (e denunciò le molestie solamente nel 2014):

"[Michael] era una delle persone più gentili e generose che abbia mai conosciuto. Mi ha aiutato con la mia carriera. E mi ha molestato sessualmente per sette anni".

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Per i fan del Re del Pop "Leaving Neverland" è solo un modo per continuare a speculare su Michael Jackson: così hanno realizzato un documentario amatoriale, "The real story", pubblicato in rete il 17 gennaio scorso, che assembla le mozioni del tribunale e le deposizioni per smascherare le accuse di Wade Robson e James Safechuck e per provare l'innocenza di Jacko. Uno dei nipoti del cantante, Taj Jackson, ha invece lanciato una campagna di crowdfunding online sperando di raccogliere i fondi necessari alla realizzazione di un vero e proprio contro-documentario rispetto a quello di Dan Reed.

Dall'archivio di Rockol - Thriller: Quando Michael Jackson diventò il Re del Pop
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